La casa.
Che non ha nulla a che fare col film horror datato 1981 di Sam Raimi. Almeno non dal punto di vista di Andrea. Io più di un’obiezione l’ho sollevata. Anche a me, da fuori, sembrava una casa normale. Lui dice che ha scoperto il mondo dei colori guardando Real Time. Io una volta, su Real Time, ho guardato Paint Your Life e ho capito molte cose. Le ha capite pure mia nonna che viaggia sull’ottantina. Ci vuole un bel coraggio a spacciare certe cianfrusaglie per opere d’arte. No ma dico, se un lampadario si trova tra i rifiuti, ma perché non lasciarlo lì? Ma che male ha fatto? Perché subire anche l’umiliazione di una decorazione di pessimo gusto? Tanto nella spazzatura ci finisce in ogni caso.
Ma il fatto più inquietante è che nonostante considerassi terribile ogni singolo oggetto creato in quel laboratorio malefico, non sono riuscito a spegnere la tv prima della fine della trasmissione. Perché dovevo vedere fino a che punto si poteva superare il limite del kitsch. Tra l’altro nella puntata che ho visto, la sorridente e ingegnosa Barbarba Gulienetti, ricopriva i cassetti di un mobile con una fila incredibile di matite. Ora dico io, ma piuttosto che sputtanare uno stipendio in matite, che si ok, se hai 12 anni è anche carino l’accostamento “studio-matite”, ma cazzo, ma non fai prima ad andare all’Ikea e con 24 euro comprare una cassettiera Rast?
Comunque tutto questo discorso per farvi capire che nel discorso casa, io sono un telespettatore medio. Andrea è il clone del Belzebù dell’arredamento. Il braccio destro di Lucifero. Le nostre preferenze cozzano come Minzolini e la libera informazione, come Vasco Rossi e le vere rockstar, come Martina Stavolo e Maria De Filippi.
Io sono per i colori pastello, per la modernità non ostentata, per il bianco candido. Nooo, lui no. E infatti ha dipinto una parete di grigio, ha fatto montare una cucina grigia, (che a me sembra marrone) con un tavolo futuristico in vetro e acciaio e ha comprato un divano rosso fiammante. Giuro, se le altre cose hanno un senso riconducibile al proprio gusto personale, il divano un senso non ce l’ha. Roba che se chiami la suddetta Barbara Gulienetti è capace pure di migliorarlo. Magari le matite a stò giro le avrei messe sotto i cuscini, in modo che mentre lo provava si fosse punto il culo svegliandosi dal torpore che ha contribuito a farglielo acquistare.
Io l’ho soprannominato Dumbo. Quelli che dovrebbero essere due braccioli, sembrano in realtà due enormi orecchie. Se credete che stia esagerando, non sto’ dicendo nemmeno la metà delle cose che gli ho detto quando ho visto quel divano. La cosa che mi ha fatto più sorridere è che gli ho chiesto “ma a tua mamma piaceva?” Risposta “no, non piace a nessuno”. Ma cazzo amore mio, ci sarà un motivo se non piaceva a nessuno e se godeva di un buono sconto. Roba che quando l’hanno dato via, in negozio hanno stampato lo champagne delle grandi occasioni. Tempo tre mesi e glielo tiravano in testa, perché occupava spazio in magazzino.
Da tutto questo, cosa abbiamo dedotto? Che chi ancora non fosse stato risucchiato dalle trasmissioni di Real Time è meglio che ne stia alla larga perché nuoce gravemente alla vita di coppia.
Gigi