Non mi dimetto da dottore.
Tipo che non ricordo nemmeno se v’ho detto che finalmente mi sono laureato. Un’esperienza bruttissima, se devo essere sincero. Da non ripetere assolutamente. Non credo d’aver mai provato tanta tensione in vita mia. Quando si sono spalancati i portoni dell’aula magna ed è stato fatto il mio nome volevo piangere. Giuro. Uno dice “cazzo, in quel momento tutto è in discesa, ormai non puoi sfuggire al tuo destino, non ha senso disperarsi”. No, io stavo per piangere. C’è stata una frazione di secondo in cui ero proprio convinto mi sarebbero sgorgate le lacrime.
E questo perché? Perché ovviamente non potevo esimermi proprio l’ultimo giorno dalla condotta di studente testa di cazzo. Sono riuscito a rispettare tutte le scadenze, ho avuto due settimane piene, 14 giorni totali per rivedere 40 pagine di merda scritte da me e secondo voi, quando le ho studiate? Si, esatto, gli ultimi 3 giorni. Perché sono un pirla e ovviamente non mi andava di andare preparato completamente una volta nella vita a un esame. Non sia mai che mi si rovini il curriculum.
Ho avuto la fortuna di aver trovato un professore molto in gamba, che non ha preteso troppo lavoro (mi ha ridotto la bibliografia a 3 libri, su una quindicina presentati) e soprattutto mi ha guidato sapientemente durante tutto il colloquio e ho scoperto in seguito, si è battuto per farmi avere il punteggio massimo. Ci siamo anche trovati su diversi modi di pensare, di impostare il lavoro, con buona pace dei poveretti che andavano al ricevimento e che dovevano aspettare anche un’ora, prima che le nostre chiacchierate avessero fine. E un po’ mi son stupito, perché il giorno in cui gli ho chiesto la tesi non era finita tanto bene. M’aveva cazziato perché non sapevo che si manifestava contro la riforma Gelmini. Cazziatone doppio quando gli ho comunicato che non sarei potuto andare.
A parte queste divagazioni, quando ho finito, volevo solo ridere. E infatti ridevo, come un deficiente, mentre amici e parenti si congratulavano. Mica ho capito poi, perché per la laurea di mia sorella piangevano tutti, per la mia facevano i buffoni. I miei amici simpaticoni avevano delle trombe da stadio. Hanno fatto un casino nero, infatti dopo la proclamazione ci hanno cacciato quasi a pedate. E che cazzo, questi professori con poco senso dell’humor e poco inclini al divertimento.
I soliti amici simpaticoni, per non smentirsi, tra le altre cose, mi hanno regalato un bel vibratore. Ad essere sincero fa un po’ senso. Cioè, è bello, lungo, duro, sembra quasi vero. Si può addirittura scapellare perché ha la finta pelle mobile. Dev’essere super tecnologico, ha pure tante velocità di vibrazione. Non fosse di dimensioni equine ci avrei pure fatto un giro. Invece ora giace in un cassetto, sotto pile di scartoffie sperando che a mia madre mai venga in mente di frugare lì.
Che poi come lo giustifico?
Gigi