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domenica 1 aprile 2012

La vita in Polentonia.

Non vivo con Andrea. E’ stata una scelta ben ponderata. In primo luogo volevo partire con una mia amica, (che poi “amica” è davvero riduttivo) in modo da affrontare le difficoltà e il duro processo di inserimento insieme e poi non ci sembrava il caso di andare a convivere di botto.



C’è stato addirittura un anno intero in cui non ci siamo visti nemmeno una volta, magari sarebbe stato un po’ eccessivo andare ad abitare immediatamente insieme. Dal nulla al troppo. In più lui abita da solo da pochi mesi, era giusto che trovasse in prima persona un certo equilibrio così, senza che glielo potessi sconvolgere io.

Alla lunga si è rivelata la scelta giusta. Ci vediamo quasi tutti i giorni, almeno quei cinque minuti (soprattutto quando mi serve un passaggio per il lavoro coff coff) e poi quasi un giorno si e uno no passo la serata da lui.

Continuo ad odiare il suo divano rosso. E’ scomodo quando ci si sta seduti. Diventa comodo solo quando ci si sdraia e fortunatamente è lavabile con un colpo di spugna. La settimana scorsa, durante una violenta lotta, mi ci ha praticamente sbattuto sopra e ci ho lasciato metà delle mie costole destre. Non è morbido, sembra una tavola di compensato. E’ utile solo per dare lo sprint che poi ci porta verso il letto. Anche se probabilmente la stessa funzione la potrebbe fornire pure il pavimento.

Mi piace tantissimo guardare la tv insieme a lui. Le pubblicità passano più in fretta e anche se a volte non si arriva alla fine dei programmi, li si può sostituire con qualcosa di più stimolante.
Mi piace un po’ meno uscire la sera qui in città. Non mi piace il posto. Non mi piace l’usanza dell’aperitivo, non mi piacciono le persone che frequentano i locali del centro. O forse sono io che non ho più vent’anni e non sopporto il casino.
E’ una città un po’ grigia e spenta. E’ imparagonabile a Cagliari per esempio, dove il sole può essere definito tale, dove ci sono parchi giganteschi, dove c’è il mare ed essendo sede di tantissime università, dove ci sono migliaia di ragazzi.

Qui la tipologia che va per la maggiore è il truzzo andante. Tanto che anche Andrea eh, è un truzzo mancato. Appena lo vedo devo chiedergli se gli piace il Tacatà.

Però alla fine, anche se mi lamento sempre, sono contento di essere partito e di essere venuto qui. Quando esco con lui e con le sue amiche mi diverto, rido, scherzo. Una volta mi sono pure ubriacato, col vino, che in Sardegna odiavo. Quando sto da lui non riesco a smettere di baciarlo, toccarlo, scherzarci e giocarci. Non potrei più rinunciare al “dieci minuti e sono da te”, al suo “siiii?” quando suono il campanello (siiii cosa? che tanto lo sai che sono io), alle lotte violente sul divano e sul letto, alle partite con la Wii e alla gioia di vedere sullo schermo la scritta “sei una superstar!”.

Ci sono ancora alcune cose da sistemare, tipo il lavoro, che non mi permette ancora di essere indipendente, o il fatto che non so mai cosa farò il mese successivo, o la paura di dover rinunciare a tutto perché è difficile mantenersi qui.

Ma sono felice…e per ora basta questo…

Gigi

venerdì 30 marzo 2012

Aggiornamenti 2.0

Vendere Pc non mi è dispiaciuto affatto. Ci sono clienti gentili e grandi teste di cazzo. Io non sono mai stato per la filosofia “il cliente ha sempre ragione”, infatti, se mi stava sulle palle, gli vendevo il peggio del peggio. Tipo qualcosa che bisognava a tutti i costi buttar fuori perché altrimenti diventava troppo obsoleto.
Bisogna diventare amici dei vari commessi, instaurare una specie di rapporto che gli impedisca di mettertela nel culo. Perché alla fine, diciamolo, sono le vendite che contano. E anche metterla nel culo, nel mio caso.



Le mie categorie preferite sono da sempre state:


- i giovani ragazzi carini e gentili.


- le nonne che comprano i pc per i nipoti.


- chiunque chiedesse gentilmente una mano senza dare l’impressione che lo status di cliente prevedesse aiuto incondizionato.

Ho sempre odiato invece i possessori di partita IVA. Di solito uomini d’affari abituati ad avere una sguattera che li segue ovunque e alla quale possono dare ordini come manco Rocco ne “la massaia in calore”.
Uno s’è beccato un centrino della Apple quasi allo stesso prezzo di un i5.


Che poi in realtà ha fatto tutto da solo. “Ehi tu, voglio questo”. E gliel’ho dato, senza specificare che un metro più in là c’era un pc di requisiti superiori con appena 50 euro di differenza.


Ho sempre odiato inoltre i clienti che puzzano. Sia di fumo che quelli che probabilmente per lavarsi i denti utilizzano lo spazzolone del cesso. Li sbrigavo in tre secondi, prendendo la prima cosa utile in mano e lanciandogliela quasi addosso, rigorosamente in apnea. E qualsiasi cosa mi chiedessero la risposta era ovviamente sempre affermativa. (basta che te ne vai).


Ho perso il conto di tutti i ragazzi gay che sono passati in negozio. Quando non ero sicuro del loro orientamento andavo al pc e piazzavo “I Wanna Go” di Britney a tutto volume. Tempo dieci secondi e iniziavano a muovere la gamba, tentando con nonchalance di resistere al ritmo della vera regina del pop. Si anch’io. La mia playlist personale era una sorta di coming out che riecheggiava per tutto il punto vendita. Madonna, Britney, Katy Perry, Rihanna, Beyoncé, Lady Gaga. Mancavano solo degli schermi con i video delle loro canzoni, quattro bonazzi in mutande sui tavoli, un paio di slinguazzamenti qua e là e non avrebbe avuto nulla da invidiare al Muccassassina.



Ora sono specializzato nella vendita di stampanti. Ne faccio fuori una decina ogni tre giorni. Il brutto di questi lavori è il compenso, da sfigato secondo tale Stracquadanio, e la durata del contratto che non va oltre i 30 giorni/ due mesi. Di buono c’è che col tempo cerco sempre qualcosa che mi faccia guadagnare un pochino di più e che mi dia magari qualche certezza.
Purtroppo mi è stata vietata la prostituzione.

Non sono felice, lavorativamente parlando. Arrivare alla fine del mese è un’impresa, spesso devo chiedere una mano ad Andrea, ma purtroppo il mercato del lavoro oggi è questo. Tra l’altro avere una laurea come la mia è un fattore penalizzante. Certi lavori non fanno per te perché “troppo colto, sarebbe uno spreco” (testuali parole durante un colloquio di lavoro). In realtà con un titolo di studio costerei di più.



Il mese di Aprile ad esempio è una totale incognita. Non ho ancora ricevuto una conferma ufficiale sul fronte rinnovo.

E niente, chi vivrà vedrà…

Gigi

mercoledì 28 marzo 2012

Su al nord, aggiornamenti.

Prendete un nullafacente di 25 anni 26 anni che vive con i suoi genitori, con parecchio tempo libero da spendere su internet con la sua adsl da 10 mega e il suo fidato pc. Ora fatelo uscire di casa dalle 8 del mattino fino alle 20 di sera, ininterrottamente, per un totale di 12 ore al giorno, 8 delle quali passate a lavorare, sempre in piedi, con decine di persone che chiedono a rotazione le medesime cose (quando va bene) o che si inventano tecnologie non ancora esistenti immedesimandosi un po’ troppo nella filosofia del caro estinto Steve Jobs (quando va male). 

Ora potete capire perché sono, per l’ennesima volta, sparito nel nulla.



Ci eravamo lasciati tipo 4 mesi fa in un clima di disperazione generale perché non riuscivo a trovare una casa economicamente decente. Roba che non mi sarebbero bastati 5 attuali stipendi per vivere e pagare l’affitto. Con un ultimo colpo di coda sono riuscito ad aggiudicarmi un bilocale in centro, neanche tanto male se non fosse per il bagno che nel punto più basso arriva a malapena al metro e settanta, per le infiltrazioni d’acqua sul soffitto quando piove, per le finestre che sembrano spalancate anche quando sono chiuse e per i cento gradini senza ascensore che mi separano dal piano terra.

Ma ho imparato ad apprezzare anche tutte queste piccole cose. Per la prima volta in vita mia sono felice del mio metro e settanta scarso. sessantotto. Del mio metro e sessantacinque. Le macchie sul soffitto danno un tocco di colore, le finestre garantiscono un continuo ricambio d’aria e i gradini tonificano i miei muscoli. Tranne quando devo portare su la spesa, in quel caso tonificano una valanga di bestemmie. (Ma per fortuna ci pensa Andrea, che tanto i muscoli li ha).

Il primo giorno di lavoro non è stato male. Ci sono cose peggiori. Tipo un’epidemia di colera.
Alle 9.10 ho ricevuto il mio primo incarico. “Fai un giro tra le tv e cerca di capirci qualcosa”.  Io e le tv di ultima generazione abbiamo un feeling particolare. Un po’ come quello che intercorre tra lo zio più famoso d’Italia e la parola coerenza. Io il giro l’ho pure fatto e forte della divisa e del cartellino con su scritto il mio nome, ho risposto sprezzante alle domande dei poveri malcapitati che si sono fidati della mia maglietta colorata. Tanto che alle 10 avevo già venduto una tv da 700 euro senza sapere nemmeno come. Quando pensavo di essere diventato un venditore provetto mi hanno spostato al reparto informatica. 

Almeno non mi capita di vendere computer a casaccio, ecco… 

Gigi

sabato 22 ottobre 2011

Due righe veloci prima di…

Salpare.
Alle 20.30 partirò alla volta di Genova dove arriverò domenica mattina. Avrò pochi giorni per trovare casa in quel di Novara e il 25, Martedì, giorno del 30° mesiversario con Andrea, avrò un colloquio di lavoro. Niente di che, si tratta di un tirocinio formativo con rimborso spese. Non ci pagherò l’affitto ma da qualche parte dovrò pur iniziare. Rientro previsto per giovedì.

Sono molto agitato. Speriamo bene.

Un bacione, ragazzi ;)

Gigi

giovedì 13 ottobre 2011

Comizi di…


Visto che non posso chiedere 10 euro al mondo per fare comizi d’amore sto’ quasi pensando di chiederli per fare comizi di sesso.


Che poi troverebbe ugualmente la sua perfetta collocazione nelle reti dimenticate da Dio, tipo Retecapri o qualsiasi televisione zozza che da mezzanotte in poi trasmette solo tette e culi. Quelle da cui Serena Dandini ha copiato il format di Parla con me.
Una sensuale fanciulla su un divano rosso, chiamata al telefono da vecchi settantenni arrapati, che altri non sono che persone che stanno dietro le quinte in barba alla scritta lampeggiante a mezzo schermo “in diretta”, che ansimando sussurrano le peggiori maialate.



Ho passato delle ore a guardare Roberta Missoni, Milly D’Abbraccio o tutte le zoccole di sexybar del buon Corrado Fumagalli. Fondamentalmente perché non avevo uncazzodafarMi e poi perché volevo sempre essere aggiornato sul panorama eterosessuale. Cioè, se mi avessero chiesto “qual è la tua attrice porno preferita” mica potevo rispondere Pierre Fitch.



E comunque io mi ci vedrei, a strusciarmi sui cuscini, tette al vento, con un perizoma succinto mentre sussurro chiavami in diretta, chiavami chiavami. Anzi, chiavvvammi. Con la stessa sensualità di Valeria Marini e di sua mamma Gianna.
 


Detto questo, nessuna risposta sul fronte lavoro. Cioè che ne so, potrebbero almeno dirmi vattene affanculo tu e il tuo curriculum di merda, per darmi almeno quei due minuti di speranza prima di aprire la mail.
No, invece ci si mettono pure le mail delle agenzie del lavoro. Oggi una nell’oggetto diceva: “83 nuovi annunci di lavoro per te!”. Grazie, grazie perché queste mail sono un’iniezione di fiducia.

83 annunci di lavoro e nemmeno una testa di cazzo che ti caga.

Gigi

P.S. Ogni riferimento a fatti, persone, DIVANI, realmente esistiti e purtroppo acquistati, è da considerarsi puramente casuale e pertanto non perseguibile.

lunedì 10 ottobre 2011

Il Curriculum Perfetto.

 



Non si è ancora fatto vivo nessuno. Solo un’altra decina di annunci che devo vagliare il prima possibile. Vale a dire appena finisco sto’ post, perché ci son sempre delle priorità nella vita eh.

Eppure son stato carino, diretto, non mi sono vantato delle mie competenze, non ho inserito antrace nella mail e non ho usato nemmeno una volta la parola cazzo. Che è una parola che devo quasi per contratto tirare fuori almeno una volta in ogni mio discorso. Si, per sopperire alla sua mancanza. E’ come un confetto Falqui, basta la parola. Anche se effettivamente non so quanto sarebbe eccitante usare un cazzo per stappare il culo.

Dio, perdona tutta questa volgarità. Si, lo so che anche l’ultima volta che son stato costretto ad andare in chiesa, un mese fa, non sono riuscito a trattenere le parolacce. Sono stato un’indecenza anche durante l’omelia del parroco. Bisogna dirglielo che è controproducente utilizzare duecento volte in un discorso la parola venire. Che poi ripetuta nelle preghiere da una cinquantina di donne in menopausa è qualcosa di grottesco



Sono comunque un pochino più positivo riguardo al futuro. Stanotte mentre riflettevo, prima di dormire, ho pensato a ben tre cose che potrei fare per guadagnare qualche soldo subito e in modo molto rapido.



1) Prostituirmi.
2) Prostituirmi.
3) Prostituirmi.



Si, insomma, si tratterebbe solo di modificare un po’ il curriculum, tipo:


Studi:
Autodidatta. Mi diletto con la nobile arte della masturbazione per vocazione personale fin dalla più tenera età, quando prendevo ispirazione dal Postalmarket che mamma lasciava ingenuamente in giro per casa. Una volta l’ho arrotolato e ce l’ho infilato in mezzo.



Esperienze professionali:
14 posizioni ricoperte all’attivo e qualcuna anche al passivo.


Principali attività e responsabilità:
Accoglienza della clientela, servizio informativo sul sesso sicuro, ampliamento del Kamasutra, protezione degli orsi e rinvigorimento dei volatili allo stato brado.

Aspirazioni:
Nessuna, al massimo risucchio.

Gigi

domenica 9 ottobre 2011

Tra gli annunci di lavoro…

 

 

 


Che poi cercare lavoro tra i milioni di siti è un’impresa estenuante. Ben presto scopri che non puoi accedere alle offerte senza effettuare il login e così ti iscrivi, compilando moduli su moduli e spalmando il tuo CV ovunque, come se stessi avviandoti alla carriera di stalker delle agenzie del lavoro. Ieri mi sono iscritto a 4 agenzie diverse che oggi hanno ripagato i miei sforzi sommergendo la mia posta di offerte.

 



Tipo la più efficiente me ne ha inoltrato 28. Peccato che solo due o tre rientrassero tra le cose che posso realmente fare. Della maggior parte non capisco nemmeno cosa chiedano esattamente. Mi sento improvvisamente stupido dinnanzi a cotanta abilità dialettica. Che ne so, quando leggo tipo “procacciatore di affari”.

Ma che tipo di affari? E’ un modo carino per dire spacciatore di droga? O il politically correct di “Trovare qualcuno e mettergliela nel culo?”

O altrimenti “Sbavatore”. Ma sbavatore di che? Tipo che ti fanno passare davanti migliaia di foto di uomini nudi e raccolgono la tua saliva? O è un annuncio per gli amici a quattro zampe? Oppure per gli uomini che adorano quella posizione?

Oppure Team Leader. Cercano candidati per la nuova edizione dell’Isola dei Famosi? E il team da chi è composto? Da quattro o cinque tirapiedi che puoi comandare a bacchetta? Team Leader di una fantastica gang bang per sfondare nel mondo del porno?

 



Piuttosto che addetto alla vendita. Non è più facile dire commesso? Non credo si faccia un torto alla categoria. Come se da domani gli attori porno decidessero di farsi chiamare “addetti alla dimostrazione della riproduzione”. O “allietatori della masturbazione”.

Poi pensi, va beh, useranno sta terminologia complessa solo nel titolo per creare un forte impatto e incuriosire il lettore. Ma magari!
Vai a leggere il corpo dell’annuncio e trovi parole tipo “in collaborazione con lo store manager svolgerà attività di back office”
Scusa? Ma che minchia hai detto? Cos’è lo store manager? Cioè vai a fare zozzerie col direttore nell’ufficio dietro il negozio?

Comunque da ieri il web pullula di miei CV. Qualora ci fossero aggiornamenti Vi farò sapere.

Cordiali Saluti

Gigi

venerdì 7 ottobre 2011

S.O.S.

Sono parecchio giù. E’ un periodo nel quale sono particolarmente insoddisfatto. Che poi l’insoddisfazione è qualcosa che mi accompagna costantemente nel corso della vita, solo che a volte la tollero, altre volte esplode. Come ieri, complice l’invasione di citazioni del repertorio del caro buon vecchio Steve. Ha una storia alle spalle che ti aiuta a sperare, che ti fa credere nel futuro, che ti pone di fronte al fatto che nella vita non c’è nulla di irrisolvibile se non la malattia o la morte.

Eppure non è sempre così. Da quando sono piccolo sono stati davvero pochi i momenti nei quali ho potuto dire “sono felice”. Di solito non ci penso. E mi sento quasi in colpa, dal momento che ci sono persone che stanno peggio di me. Che non hanno una famiglia, che stanno male, che soffrono le pene dell’inferno, che magari non mangiano perché non hanno i soldi. Ci ho pensato bene prima di scrivere queste righe per non sembrare ridicolo. Però è così.

Mi chiedo se un uomo possa sentirsi appagato completamente durante il corso della vita, perché per me c’è sempre qualcosa che non torna. Quando andavo al liceo mi impegnavo nello studio, avevo tanti amici, una buona vita sociale ma mancava qualcuno da amare. Ora dal punto di vista affettivo sono soddisfatto, ho un ragazzo stupendo, gli amici del liceo ci sono ancora tutti e si sono aggiunte altre persone incredibilmente importanti, ma professionalmente parlando non c’è una cosa che vada bene.

Sono laureato in una materia che non mi piace, il che significa un lavoro che non mi appagherà. Ma anche se così fosse, pazienza, finite quelle otto ore tornerei a casa, non credo che i muratori siano contenti di trasportare mattoni sotto il sole, o le signore delle pulizie di pulire bagni pubblici. Il problema è proprio trovare un lavoro. Qui non se ne parla. Il 40% dei laureati non lavora, ogni mese chiude una fabbrica lasciando intere famiglie sull’orlo del baratro, l’anno scorso si sono trasferiti nel continente quasi 7000 giovani tra i 18 e i 34 anni alla ricerca di un’occupazione sicura.
Il fatto è che quasi ovunque richiedono esperienza. Ma che esperienza potrò mai avere se non ho nemmeno la possibilità di crearmela?
Sarei voluto partire il mese prossimo, cercare una casa aiutato dai miei e di conseguenza un lavoro immediato, ma oggi a causa di alcuni diverbi le cose sono un po’ cambiate. Dicono che forse non mi finanziano, il che vorrebbe dire che senza soldi sto a casa.

Perché poi alla fine sono i soldi il problema. Ai quali si aggiunge l’insoddisfazione di non riuscire mai a concludere niente. L’insoddisfazione di voler spaccare il mondo a volte, di avere dei sogni da realizzare, di nutrire delle speranze che poi per un motivo o per un altro vengono disattese. Ho la sensazione di correre troppo con i pensieri, tanto che la realtà non riesce a tenere il passo. Vorrei fare tante cose, mettere in pratica decine di progetti, essere mille volte più attivo, ma poi arriva la sera, vado a dormire e penso?

Ma oggi che ho fatto?

Un cazzo, come ieri, l’altro ieri e tre giorni fa.

Gigi

mercoledì 5 ottobre 2011

La felicità è un diritto di tutti.

Ci sono momenti in cui tutto va storto. A volte giorni, o peggio mesi. Sembra quasi che la vita si diverta con te, mettendoti di fronte ad avvenimenti che, a quest’età, dovrebbero essere incredibilmente distanti. Ti strattona, ti colpisce, ti ferisce, scalfisce quella corazza troppo fragile perché possa resistere. D’altronde a vent’anni, il dolore vero lo provano in pochi, per fortuna. E così ti ritrovi davanti un difficile percorso ad ostacoli, dove cadi, ti rialzi, cadi e poi cadi ancora, sperando che qualcuno ti tenda la mano e tu possa aggrapparti a lui per il resto della vita. Ma non svanisce mai quella strana sensazione di disagio, quell’aspettarsi che da un momento all’altro le cose precipitino di nuovo, quella convinzione che qualcuno, reale o astratto, ti abbia preso irrimediabilmente di mira.
zebra1 
Ti senti così e basta, trascinandoti dietro mille perché. E più cerchi di scappare, più cerchi di liberarti da queste costrizioni, più lotti per ritrovare la serenità perduta, più le cose vanno peggio. Ci sono momenti in cui non puoi fare niente. Devi solo aspettare che le cose migliorino, cercando di non abbassare mai la guardia e resistendo con tutta la forza che hai dentro a qualsiasi uragano ti si abbatta contro. Non sono permesse distrazioni, cedimenti, perché la paura è una gran bastarda. Aspetta solo il momento propizio per piazzarti un bello sgambetto, sempre e solo quando meno te lo aspetti.
zebra2Anche se la maggior parte delle volte non lasciano ferite fisiche, quei segni fanno altrettanto male. Continui a chiederti perché tu, cos’hai di sbagliato, perché tra sei miliardi di persone devi star male proprio tu. E sai che sono ragionamenti egoisti nel momento stesso in cui prendono forma nella tua mente, ma non puoi fare a meno di pensarci. Non puoi fare a meno di pensare che in giro per il pianeta ci sono milioni di stronzi che si meriterebbero di soffrire, ma stanno bene. E poi stai pure peggio, perché in qualche angolo della tua mente, vige il principio instillato dai tuoi quando eri ancora bambino, che il male non si augura a nessuno.
E come per una sorta di legge del taglione, più cerchi di scaricare il tuo dolore su altre persone, più ti senti sprofondare. Poi è un attimo, anche se provi ad opporre resistenza con tutta la forza che hai, ti ritrovi quasi a terra, dolorante.

image Ma forse è proprio in questi momenti che tiriamo fuori il meglio di noi stessi. Forse è proprio quando siamo sotto pressione che riusciamo a trovare quella forza che mai avremmo pensato di avere. Forse è l’istinto di sopravvivenza, la voglia di stare bene, il desiderio di una vita serena che ci fornisce quell’impulso che ci fa compiere un poderoso balzo in avanti. Quello scatto che ti fa dire “cazzo, da oggi deve andare tutto bene, perché me lo merito”. E anche se magari le cose restano uguali a prima, ti senti un po’ meglio. Perché cambia la prospettiva. Ricominci a sperare. 
Succede all’improvviso, quando meno te lo aspetti, magari mentre ti alzi dal letto e tiri un calcio alle coperte pensando di calciare via così anche i tuoi problemi.
zebra4 E improvvisamente ti accorgi che ce la fai. Che giorno dopo giorno riesci a sorridere di nuovo. E magari loro, i problemi, sono lì, che ti guardano dal basso, ma tu finalmente hai imparato a sovrastarli. Hai imparato a tenerli a bada, hai capito che sono davvero poche le cose al mondo che non hanno una soluzione, per quanto possa risultare complicato trovarla. Cercano di raggiungerti con un ultimo colpo di coda ma tu sei diventato più forte di loro, perché finalmente hai ritrovato la speranza.
zebra5 Non bisogna mai smettere di sperare. Anche se le cose vanno male, se ci si sente soli, se la vita ormai ha smesso di sorridere. Perché il futuro è una grande incognita che non possiamo risolvere ora, tramite una semplice equazione matematica. Il futuro non è già prestabilito. Il futuro dobbiamo costruircelo giorno dopo giorno, guardando indietro solo poche volte ed esclusivamente per ricordarci di non commettere mai più gli stessi errori. Il futuro è fatto di impegno, costanza, fiducia in se stessi e negli altri, ma anche di una bella dose di coincidenze e avvenimenti del tutto inaspettati. Io sono un inguaribile ottimista. Penso che la felicità sia un diritto di tutti e tutti prima o poi ne dovranno godere. A maggior ragione se purtroppo la vita è stata complicata, irta di ostacoli, difficile, se ci ha più tolto che dato. Perché arriverà il momento in cui riusciremo a godere della felicità che per troppo tempo ci è stata negata e, ai nostri detrattori, non resterà che guardarci da lontano, finalmente sereni. zebra6
Gigi

mercoledì 28 settembre 2011

Solo una firma qui.


Tra tutti i lavori che mai vorrei fare, credo di poter piazzare al primo posto il venditore di qualsiasi cosa. In particolar modo quelli che si piazzano di fronte ai centri commerciali e adescano povere casalinghe sessantenni che tra buste della spesa da caricare in macchina e veloce controllo dello scontrino per essere sicure di aver preso tutto, firmano qualsiasi cosa come se si sentissero Lady Gaga in uno dei tanti bagni di folla all’uscita da un hotel. E loro lo sanno, maledetti. Puntano a quel momento di stordimento, quando le povere vittime si incasinano tra il carrello da riportare in mezzo agli altri, che sbadatamente cozza contro la portiera della macchina, la spesa da caricare nel cofano, mentre tutta l’attenzione è rivolta alle bottiglie di passata di pomodoro e a quelle dell’olio, che costa quanto un’ora di lavoro e all’euro da recuperare col moschettone del carrello 9 volte su 10 difettoso.

Mia madre, ecco, lei è l’esempio lampante. L’altro giorno è rientrata a casa con tre libri e un dizionario. Libri che tra l’altro visti tutti in fila sul tavolo non lasciavano presagire nulla di buono. Dicembre è un mese crudele, Strage,
La casa dei corpi sepolti.
Nel dubbio io, a Dicembre, spero di non essere più a casa. Nel caso sparissi, cercatemi in giardino tra le ortensie e i monconi delle rose.

Le dico “mamma, ma quanto hai speso per quei libri?”, col timore di chi già pensa che per tutta la settimana successiva dovrà mangiare pagine e cagare definizioni.

"Niente, me li hanno regalati”. Pure contenta, come la volta in cui una cassiera sbadata le conteggiò sei bottiglie d’acqua in meno. “Mi hanno fatto rispondere a un sondaggio, poi firmare, ma io ho chiesto eh, se dovevo pagare qualcosa, mi hanno detto di no”.

E certo, non fa una piega. Anche Olindo e Rosa una volta han detto no.
Peccato non si fosse accorta di quel maledetto asterisco che rimandava a fondo pagina, dove con carattere 5, o altrimenti detto carattere della casalinga miope, venivano specificate le condizioni dell’abbonamento. Un catalogo di libri a casa ogni due mesi con l’OBBLIGO di acquisto di almeno 10 volumi durante tutto l’arco dell’anno.

Ora, non sarebbe male dare una svecchiata alla libreria, dove tra le altre cose campeggiano enciclopedie mediche di trent’anni fa, in barba alla scienza e al progresso, raccoglitori stracarichi di idee per l’arredamento della casa, quando il vintage di oggi era la moda dell’epoca e manuali del fai da te che sbirciavo quando ancora la parola sega aveva un significato univoco. Però ecco, magari farlo in maniera meno losca e che non profumi di imbroglio sarebbe più soddisfacente.
Così le ho detto “Mamma cazzo, la devi smettere di firmare cose a caso, adesso prendi carta e penna e scrivi una lettera per disdire tutto”.

E così ha fatto, povera donna, in preda alla disperazione per essersi fatta fregare. Però è ganza quando vuole. Si è inventata che li avrebbe denunciati per truffa e li ha invitati a presentarsi a casa a ritirare i libri e il dizionario, scrivendo testuali parole che “glieli avrebbe tirati dietro, maledetti imbroglioni”.

E ora attendiamo con ansia la risposta. Comunque non lasciatevi fottere dagli stronzi che vi chiedono firme o vi mettono in mano qualsiasi cosa (mai che ti mettessero in mano un pisello) puntando sull’imbarazzo che potreste sentire nel restituirgliela. Sia che vendano libri, sia che chiedano donazioni per fantomatiche ONLUS. E sfanculateli non appena vi accorgete che qualcosa non va. Se vuoi soldi lo dici all’inizio.

E che cazz.

Gigi

mercoledì 21 settembre 2011

Tutto su mia madre. (E le sue amiche)


Una delle cose verso le quali sono più insofferente è la mania delle madri di famiglia di vantarsi delle gesta dei propri figli. Sia in senso positivo che negativo. Ecco, magari per mia madre non esiste il primo senso.
Capita così che tra un caffé e l’altro, nelle rare occasioni in cui finalmente viene Gente per constatare la perfetta pulizia della casa, sputtani tutti i miei fatti privati.
Cose per le quali io vengo sempre fuori nel peggiore dei modi, come se io non fossi suo figlio ma un’entità malvagia che sovverte i principi della buona educazione che con fatica e sacrificio mi ha impartito.



Tipo la volta che ha trovato 17 calze nel mio letto non c’è stato un santo non invocato. Diciassette poi, la diciottesima ancora oggi non so che fine abbia fatto. Ho provato a spiegarle che non era colpa mia se nel sonno le perdevo, ma non ha voluto sentire ragioni. La sera stessa, riunione con le sue amiche col solo scopo di giocare il Jolly. Si, perché fanno a gara per chi espone il racconto più imbarazzante. Appena finisce una, attacca l’altra e non si salva più nessuno.

Quel giorno particolare però mia madre ha vinto a mani basse. Presa da un raptus omicida, dopo i fruttuosi scavi dentro il mio letto, ha lanciato fuori dal balcone la sedia della mia scrivania. Non sul balcone, no. Tre piani sotto, nell’orto, tra zucchine e pomodori.
Perché secondo lei, la sedia, non è un armadio nel quale mettere i vestiti. Ma non è colpa mia se quando vado a dormire quella maledetta mi tenta. E’ lì, che mi guarda con il suo poggiaspalle sinuoso e poi ha una capienza non indifferente. Praticamente illimitata, in altezza.

“Ma non va beneeee
°#!?@§#]*!?&$##§_§°çPé^£° (mia madre, ogni simbolo una parolaccia) perché lì sulla sedia prendono polvere e poi sono da lavare e stirare anche se li hai usati solo una volta”.
Perché ovviamente per legittimare il lavaggio dei capi, o devono essere sudati o visibilmente zozzi. Lanciando tutto nell’orto ha avuto un buon motivo per mettere in funzione la lavatrice.

Il tutto tra i vari commenti di approvazione delle sue amiche che prendevano appunti mentali sulle prossime torture da impartire ai propri pargoli dopo il lampo di genio di mia madre. Tipo che ne so, premere loro la testa sulla tavoletta del cesso sulla quale sono sbadatamente cadute due gocce di pipì. Come si fa per educare i cani insomma.

Oggi a pranzo ho appreso che una vicina di casa ha schiantato al muro la playstation di suo figlio. Se domani non mi sentite, sto mettendo insieme i tasti del pc.

Gigi

giovedì 15 settembre 2011

Non sono mai stato un perfetto casalingo.

 
Adoro la diversità di vedute che c’è tra un maschio medio, italiano, giovane, meglio se studente e una casalinga di mezza età. C’è qualcosa di affascinante nel nudo contrasto tra due stili di vita così tanto differenti. Si lo so, la scoperta dell’acqua calda. Che poi ci sono un’infinità di eccezioni, com’è giusto che sia, ma diciamolo, per un uomo, vivere in un porcile, spesso è motivo di vanto. Roba grossa, per la quale mia madre finirebbe internata con un esaurimento nervoso multiplo.

Ricordo ancora quando con i miei coinquilini facevamo a gara per chi raccattava più gomitoli di polvere sotto il letto. Una volta raccolsi una palettata intera. Fui venerato come una divinità, leader della settimana e immune da qualsiasi nomination. E poi sono del parere che gli anticorpi bisogna coltivarli da giovani. Conoscere il nemico prima di affrontarlo non può essere che un grande vantaggio. Per questo ho detto si all’ebola sotto il letto, alla tbc e alla peste bubbonica.
 


Mia madre, se potesse, si farebbe impiantare un braccio aspiratutto, in modo da poter aspirare qualsiasi cosa in tempo reale, dotato di sbuffo di vapore igienizzante a 200°, roba da sciogliere anche i mobili. A volte non abbiamo nemmeno finito di mangiare che lei è già lì, con la scopa che picchietta le nostre gambe intimandoci di levare le tende che lei deve pulire. Come un piccione che ha come unico pensiero quello di far sparire qualsiasi tipo di residuo commestibile dal pavimento.

Quando abitavo con i miei coinquilini non c’era motivo di usare la scopa in cucina. Le formiche ci dimezzavano il lavoro portandosi via le briciole. C’era una specie di tacito accordo, se loro non avessero superato un certo numero, noi le avremmo lasciate campare. Sono pur sempre creature di Dio. 

La mia scrivania, inoltre, era perennemente invasa da contenitori di yogurt, fazzoletti, cartacce, merendine, per non parlare delle bottiglie. Mi accorgevo che forse stavo esagerando quando alle due di notte, al buio, durante il tragitto per andare in bagno ne calciavo per sbaglio una creando l’effetto domino che poi portava tutti a maledirmi. Credo d’essere arrivato a qualcosa come dieci bottiglie vuote ai piedi della scrivania, nella vana speranza che il camion della differenziata sfondasse la parete e le prelevasse direttamente da lì. 

Tutte piccole abitudini che nel corso del tempo si devono perdere, secondo mia madre. Perché se viene gente e vede la casa incasinata è una vergogna. E’ da quando sono piccolo che mamma aspetta gente. Un periodo mi era venuta pure l’ansia a furia di aspettare. Perché poi non veniva mai un cazzo di nessuno e soprattutto non vedevo la necessità di spingerlo fino alla mia camera da letto. A meno che non fosse figo.



Ricordo la muffa sulle pareti del bagno, che in inverno diventavano verdi, ed era carino l’ambiente, davano un tocco di colore. A lungo andare il bianco stanca. Ovviamente i muri qui sono perfetti. Non una macchia, niente di niente. E se per caso sbadatamente si dovessero sporcare, c’è sempre lei, con lo straccio e la candeggina che fa risplendere perfino quelli.

Certo, ora che son cresciuto (un pochino) non so se riuscirei ancora a vivere in una discarica, però Dio, fa che possa trovare un compromesso con mamma, prima che mi vaporizzi la faccia, mi stiri le braccia e mi candeggi i peli del culo.



Gigi

mercoledì 14 settembre 2011

Il coming out di Justin Bieber: “Indossavo jeans da donna”.



Ve lo giuro vostro onore non mi sono innamorato di Justin Bieber. Che tra l'altro ha 17 anni, io alla sua età avrei fatto carte false per un aitante venticinquenne maniaco sessuale. Ma anche adesso che ho accanto un maniaco sessuale poco aitante. (Dovevo ridimensionare la sua immagine dopo aver paragonato il suo pisello a un telecomando Sky).

“E sti due post di seguito su Justino dopo che non te l'eri mai inculato in quasi tre anni di blog?”


Eh devo ammettere che il ragazzo tira, come si può intuire da questo commento lasciato nel post precedente:

bieber

Dove si ipotizza che abbia dei muscoli e addirittura un pisello, roba da matti. Io l’avrei fatto ermafrodita. Comunque il senso del post è un altro. Voglio rendervi partecipi delle sue dichiarazioni rilasciate durante un’intervista alla Fashion’s Night out di New York:

“Fino a poco tempo fa indossavo jeans da donna, perché mi stavano meglio” per poi aggiungere, di fronte agli sguardi increduli dei giornalisti presenti “Non mi interessa se un capo è da uomo o da donna, quello che importa è che mi piaccia e che mi stia bene addosso.”

Che poi è quello che dicevo io, quando i miei amici mi facevano notare che nell’etichetta dei miei jeans c’era scritto qualcosa tipo Trendy Girl. E poi aggiungevo che mia madre, che mio malgrado comprava vestiti a mia insaputa, non conosceva bene l’inglese. E poi bastava staccare l’etichetta, mi facevano un bel culo.

La tragedia arrivava quando in uno slancio di generosità comprava anche magliette. Lì era un po’ difficile cancellare la scritta stampata a caratteri cubitali sul petto “thebestgirlintheworldforever”. Scherzo, ma mica tanto. L’ho dovuta obbligare a raggiungere un compromesso. Niente scritte sulle mie magliette.

E pensavo scioccamente d’aver messo fine all’incubo dei vesti osceni. Fino a quando, sempre lei, mia madre, felice come Paolo Ruffini per l’approdo di Roberto Saviano e Benedetta Parodi a La7, nella convinzione d’aver fatto l’affare del secolo mi si presentò a casa con una polo evidenziatore. Mica Rosa. No un colore che gridava “sono frocio” da ogni fibra.

Ho dovuto metterla per non spezzarle il cuore. Ma la seconda volta, dopo aver abbagliato un tipo in motorino con i miei colori sgargianti, ricevendo in risposta un “Finocchiooooo”, l’ho infilata nel contenitore per la raccolta dei vestiti.

Al che le ho detto: “mamma, fammi un favore, comprami solo magliette nere”. E così ha fatto. Ho già collezionato talmente tante magliette nere che ora mi basta aprire l’armadio per ricevere una ventata di depressione.

Alla prossima credo che le dirò: “mamma, sgancia i soldi che ai miei vestiti ci penso io”.

Comunque Justin, io sono con te. Non credo esista omosessuale su questa terra che in tutta la sua vita non abbia indossato almeno una volta o ripetutamente jeans da donna.
Dai Justino, su che ci siamo quasi.

Gigi

martedì 13 settembre 2011

Justin Bieber e la gioia di diventare padre.


Odio Justin Bieber. E l’ho piazzato nel titolo per salvare dalla morte le quindicenni urlanti che lo seguono ovunque e minacciano il suicidio ogni volta in cui vedono una foto del loro amato che slinguazza la sua donna. Tale Selena Gomez, che da ignorante in bimbologia non so nemmeno chi sia. Mi sento quasi vecchio, le mie conoscenze in teen star si fermano al cast di Gossip Girl. E poi mi devo mettere in testa che non ho più vent’anni e che esiste un luogo chiamato galera. 

Le salverò portandole qui con l’inganno e suggerendo loro di volare immediatamente al post sotto questo. Così finalmente avranno modo di vedere uomini veri. Sui quali vorrei sbilanciarmi e poter scrivere fiumi di inchiostro, ma terrò tutto a mente per quando potrò. Intanto sappiate che sono già partiti i primi pesanti sfottò. Tremo al sol pensiero della sorte che toccherà a colui che uscirà perdente da questo contest.

(Quindicenni, scherzavo. Proseguite solo se siete maggiorenni).

Il senso di questo post nasce da una recente dichiarazione del Bieber internazionale :

"Per i miei 25/26 anni, mi piacerebbe vedermi sposato o già in procinto di creare una famiglia. Vorrei essere un papà giovane.”

Che è più o meno quello che dicevo io alla sua età, consapevole del fatto che per diventare padre sarei dovuto passare per un gigante buco nero. Non solo in senso figurato.
Quindi tanto valeva farlo subito, per togliersi il pensiero. Mi tormentava come la faccia di IT dietro le griglie di un tombino, come un gigantesco mostro nascosto nell’armadio, come un assassino armato di coltello che ti aspetta dietro ogni porta aperta per metà. 

E poi mica era importante avere vicino qualcuno con cui crescerlo, no, per un bambino avrei rinunciato a qualsiasi cosa, anche al sesso mattutino, quando il testosterone raggiunge l’apice e tra le mutande ti sembra d’avere un flauto con quattro scale musicali diverse che aspetta solo d’essere suonato.

Ma all’epoca pensavo ancora che un bukkake fosse un dolce tipico croato e il dildo un modo diverso di chiamare la plastilina didò.

Che il buon Justin voglia anticipare i tempi della sua paternità una volta scoperto l’andAZZO?

Ne riparleremo quando avrai 25/26 anni Justino e scoprirai di aver ancora tanto da dare al mondo gaio.

Gigi

giovedì 8 settembre 2011

Best Male Contest


Sullo spunto del post di qualche giorno fa, sulla diversità di gusti in fatto di uomini, io e il consorte abbiamo deciso di proporvi un gioco, che servirà prima di tutto a sciogliere l’eterno dilemma su chi, tra il sottoscritto e Andrea, non capisce proprio un cazzo di estetica maschile.

Stanchi di discutere su questo punto, siamo giunti alla conclusione che serve necessariamente un giudizio esterno che funga da aggravante durante i nostri accesi confronti.
Qualcosa che suonerebbe tipo così “Anche i lettori del blog hanno detto che non capisci un cazzo di uomini, taci”, troncando di fatto sul nascere ogni eventuale litigio.
Ergo vi saremmo eternamente grati se ci deste una piccola mano…come?

Partirà oggi un mini concorso durante il quale, per ogni sfida, io e Andrea posteremo due foto ciascuno, scelte secondo la categoria in gioco. Scoprirete solamente alla fine del contest chi ha vinto scegliendo di volta in volta le foto migliori degli uomini più fighi del pianeta.
Le categorie in gioco sono:

- ATTORI PORNO

- ATTORI STRANIERI

- ATTORI ITALIANI

- CANTANTI

- SPORTIVI

- MODELLI

Per ogni sfida potrete votare al massimo una fra le quattro foto proposte, attraverso il sondaggio che troverete sulla colonna di sinistra del blog. Per ogni sondaggio avrete tempo quattro giorni per votare.

Alla fine delle 6 manches di gioco il piccioncino che avrà ricevuto più voti per i propri prescelti verrà nominato quello con il miglior gusto in fatto di uomini e verrà di conseguenza sfottuto a vita dall'altro e da chiunque voglia insultarlo gratuitamente per i gusti pessimi.

Il gioco partirà in questi giorni, quindi stay tuned!

Gigi

martedì 6 settembre 2011

Passatempi da spiaggia.


Credo sia pratica abbastanza comune, notare e commentare mentalmente, mentre si è distesi sull’asciugamano a prendere il sole, tutti quei fighi che popolano la spiaggia e che ci sbattono in faccia (purtroppo solo in senso figurato) involontariamente tutta la loro prorompente fisicità.
Il bello di andare al mare con Andrea è che i pensieri mentali diventano reali nel momento stesso in cui nascono. Inizia così una sorta di gara a chi riesce a trovare il culo più bello, i pettorali più definiti, il ragazzo più arrapante, il pisello più stupefacente.

E se qualcuno dei due non nota l’armadio a quattro ante che passeggia sul bagnasciuga con la faccia da tiprendoetisbatto, ci pensa subito l’altro a chiedere “e quello?”. (sottointeso telofaresti?).

L’unico problema è che non riusciamo mai a trovare qualcuno che metta d’accordo entrambi. Come se dovessimo girare la versione italiana di “
A Shot at Love with Tila Tequila”.
Abbiamo due modelli maschili completamente diversi, tanto che in più di un’occasione ci siamo tranquillamente detti “ma io con te, che ci sto a fare?”. Perché poi alla fine né io, né lui incarniamo il nostro ideale di uomo. Ci piacciamo e basta, senza un perché. Come quelli che apprezzano o disprezzano i tagli su tela di Lucio Fontana.

Non abbiamo trovato un accordo nemmeno nel commentare una coppia di ragazzi che ci stava accanto. Indecisione totale su chi dei due era il più figo, terminata con un “io mi tromberei quello di destra”, “io quello di sinistra”. Sicuramente, ecco, non ci ruberemo gli amanti.



E’ capitato tuttavia che un giovane ragazzo con uno slip color salmone, dal quale si intravedevano mastodontiche sporgenze, con un culo scolpito nella pietra e dei pettorali modellati con il DAS, mettesse d’accordo entrambi.

Giuro, era uno spettacolo, sia nella versione bagnata, mentre con fare deciso emergeva dalle fredde acque del mare cagliaritano, sia nella versione asciutta, mentre il sole e il vento accarezzavano la sua pelle ambrata.

E quello stronzo del suo ragazzo, tra una risata e l’altra, gli palpava il culo!

Gigi

domenica 4 settembre 2011

La prima volta (summer re-edition EPILOGO)


Salutai tutti, nonni, zii, cugini, amici perfino il cane rompiballe. I suoi genitori mi chiesero di restare ancora qualche giorno, erano contenti. Li avevo aiutati spesso a preparare i tavoli o a lavare i piatti. Ma non riuscivo più a mentire. Il semplice fatto di stare lì significava prendere ogni giorno un pochino più coscienza della mia omosessualità e probabilmente non ero ancora pronto.
Mi proposero anche un impiego stagionale per quando sarebbe arrivata l’estate, con vitto e alloggio compreso, offerta che dissi avrei valutato, esami permettendo. In realtà non so per quale motivo, ma già sapevo che quel flirt di qualche mese avrebbe a malapena visto la primavera.

Salutai anche lui, tra i milioni di tentativi fatti per convincermi a restare ancora un po’. Rimasi neutrale anche di fronte alle sue lacrime. Non stavo bene, volevo solo rientrare a casa, stendermi sul letto, al buio della mia cameretta, da solo, e riflettere su quei tre giorni. Su ciò che era giusto e su ciò che era sbagliato. Sul fatto che prendendo definitivamente quella strada avrei vissuto per sempre da solo, perché non c’era spazio al mondo per due uomini che si volevano bene.

Fu uno dei miei viaggi peggiori. Tre ore di pullman che mi distrussero, nonostante la bellezza di tutti quei tornanti a picco sul mare incredibilmente calmo e azzurro. Mi accorsi appena varcata la soglia di casa che tutti quei pensieri avevano fatto in modo che qualcosa si rompesse tra noi. Non mi mancava. Ero felice di non dover più mentire, di non sentirmi più soffocato dalle bugie. Ma reputavo sarebbe stata una cattiveria immensa troncare tutto quella sera stessa.

Lo incontrai altre due volte. Una ebbi solo il tempo di salutarlo in macchina, mentre si spostava per lavoro, la seconda mi diede appuntamento in una delle vie più trafficate di Cagliari per una passeggiata tra i negozi.
Probabilmente lo shock per i vestiti osceni e vistosi che indossava quel giorno, il fatto che si notasse tra noi un certo imbarazzo ad andare in giro insieme e un dialogo esclusivamente incentrato sullo shopping, che io odio, mi diede il la per fuggire da quell’abbozzo di relazione.

Lo feci per telefono, vista la distanza che ci separava perché non avevo le palle di farlo vis a vis. Gli dissi tutto ciò che mi passava per la mente, esagerando, in modo che fossi certo che quella sarebbe stata l’ultima telefonata. Mi comportai da vero stronzo, ma pensavo che sarebbe stato peggio alimentare false speranze.

Mi scrisse lui, altre tre volte. Messaggi estremamente dolci, nei quali mi faceva sapere che gli mancavo. Risposi solo al terzo, chiedendogli malamente di sparire. E così fu…

Fino a quando un anno e mezzo dopo lo intravidi con un ragazzo nella stessa strada del nostro ultimo incontro. Lo riconobbi subito, nonostante avesse finalmente deciso di rinnovare il guardaroba e fosse dimagrito di parecchi chili. Lo pedinai come un perfetto stalker e quando si fermò di fronte a una vetrina, presi il cellulare e lo chiamai. Una di quelle cose che si fanno senza pensare, perché se ci avessi pensato mi sarei almeno chiesto cosa avrei potuto dirgli quando avrebbe risposto alla chiamata.

Estrasse il cellulare dalla tasca, guardò il display e lo rimise esattamente al suo posto, senza né rifiutare né rispondere.

E fu forse la cosa più saggia che fece durante tutti i nostri mesi di frequentazione.

Gigi

venerdì 2 settembre 2011

Un Magnum Bianco e uno Double Chocolate.


Un’ordinazione al bar, in un parco alla sera, dopo una bella giornata di mare. Un’ordinazione normale, come ne capitano tante, non fosse che tra le righe di quello scontrino è come se ci fossimo noi.
Si perché alla fine siamo così.
Completamente diversi, come un bianco e un double chocolate. Uno scuro e uno chiaro. Uno portato più per l’italiano, l’altro per la matematica. Uno riflessivo, calmo, tranquillo e l’altro impulsivo, irascibile e testardo. Uno fancazzista all’ennesima potenza, l’altro lavoratore a tempo pieno. Uno con la testa tra le nuvole, l’altro con i piedi per terra.

E potrei continuare ancora per un bel po’ a trovare aggettivi completamente opposti che sottolineino le differenze che intercorrono tra noi. Ma non avrebbe senso perché nonostante tutto ci amiamo e non c’è, secondo me, collante più forte dell’amore. Siamo diversi, si, ma in un modo sano. Un modo nel quale la nostra diversità non fa a pugni con i nostri sentimenti.

Quelli appena trascorsi sono stati cinque giorni stupendi, nonostante i dubbi che mi assalivano prima della partenza. Dubbi cancellati appena ho incrociato il suo sguardo, quando l’ho visto una volta sceso dal treno. E’ lui l’uomo che voglio al mio fianco per il resto della vita. Per come è, per il suo carattere, per la sua semplicità, per quanto è bello, premuroso, dolce e soprattutto per come mi fa sentire quando stiamo insieme. Non riesco a smettere di baciarlo, accarezzarlo, guardarlo, infilare la mano dentro i suoi boxer, far l’amore con lui. Una volta ho pure scambiato il suo pisello per il telecomando della tv.

Se prima avevo qualche dubbio, ora ho solo certezze. Entro i prossimi due mesi elimineremo la distanza che ci separa per poter vivere pienamente la nostra storia. In qualunque modo andrà, non potrò mai pentirmi di nulla perché non c’è niente di più bello che seguire il cuore.

Sono innamorato di un ragazzo stupendo e farò di tutto perché non finisca MAI.

Gigi

martedì 30 agosto 2011

La prima volta (summer re-edition parte 8°)


Quel pranzo fu un vero e proprio incubo e non solo per le portate quasi tutte interamente a base di pesce. Fu una specie di fuoco incrociato su di me, una sfilza di domande interminabili su cosa facessi, chi fossi, chi fossero i miei genitori, che lavoro facessero, dove abitassi.
Domande alle quali cercavo di rispondere a metà tra il serio e il faceto perché avevo paura di beccare un contatto tra quella famiglia e la mia.
Stavo lì in incognito, la mia posizione era nota solo al mio migliore amico e alla sua ragazza, nel caso fossi finito nella trappola di un serial killer approfittatore di giovani vergini indifesi, non potevo permettere che qualcuno ne parlasse ai miei.

Come avrei giustificato la mia presenza in quel paese sperduto della Sardegna?E chi era il ragazzo che mi ci aveva portato? Perché mi ci ero recato di nascosto? Tutte domande alle quali non avrei mai voluto rispondere. Per cui ogni volta che potevo sviavo la conversazione su altre persone, rincitrullendole con complimenti a gogò e domande fintamente interessate.

Per fortuna il resto della giornata fu decisamente molto più entusiasmante. Decidemmo di visitare le campagne intorno al paese, ricche di nuraghi e di segni imputabili agli uomini primitivi che secoli addietro avevano abitato quei luoghi. Sbattendoci di albero in albero e di pietra in pietra, strusciandoci ora qui, ora lì, scambiandoci baci furtivi e palpate ora al culo, ora al pacco, ci arrampicammo per qualche chilometro su un costone di roccia a picco sul mare, in cima al quale, di fronte alle onde che si infrangevano sugli scogli in quella fredda giornata invernale, mi strinse forte e mi baciò. Un bacio lungo e passionale, il primo dato a un uomo alla luce del sole, tanto che appena me ne accorsi lo spinsi velocemente indietro. Fu una specie di riflesso involontario, una molla che scattò nel mio cervello imponendomi senza pensare di fare così.

La felicità di quei momenti, all’epoca, purtroppo non durava nel tempo. Svaniva nell’istante in cui cessava la sorpresa di quel gesto, lasciando il posto ai soliti pensieri. Quelli che ti convincevano che tutto era sbagliato, il posto, la persona che ti abbracciava, le bugie dette per essere lì, quelle dette per continuare a restarci, tutto. Io in primis che prendevo per il culo un’intera famiglia sbattendomi il figlio nella stanza accanto a quella dei nonni. Chissà come avrebbero reagito una volta venuti a conoscenza della verità. Avrei tanto voluto stare lì senza il peso di tutte quelle stronzate. Ero stato accolto incredibilmente bene da tutti, mi avevano fatto sentire subito a mio agio, ma purtroppo non sapevano niente di me e non potevo fare a meno di chiedermi se quell’accoglienza sarebbe stata la stessa se avessi detto loro la verità.

Verità che ovviamente non arrivò mai, nemmeno il terzo giorno quando, dopo un’intera notte di sesso e tenerezze decisi che era finalmente giunto il momento di tornare a casa…

Gigi

domenica 28 agosto 2011

Pensieri…


Nel momento in cui questo post verrà pubblicato avrò già rincontrato Andrea dopo un lungo periodo di lontananza forzata.

I piani, qualche tempo fa, erano ben diversi. A quest’ora avrei dovuto scrivervi dalla mia bella scrivania su, nel Nord Italia, ma eventi del tutto inattesi e dei quali avrei fatto volentieri a meno, hanno rimandato tutto a data da destinarsi.

Non sono stati dei mesi facili. Siamo ben lontani da quel modello di coppia perfetta che forse avevamo un po’ troppo idealizzato.
Prima di tutto perché viviamo ancora lontani e vivendo distanti è difficile valutare il nostro rapporto nella quotidianità. Possiamo basarci solo sui giorni in cui effettivamente siamo stati insieme, che non potevano che essere stupendi, altrimenti avremmo già mollato tutto da tempo.

Ci sono stati parecchi alti e bassi e per la prima volta, qualche dubbio, che spero verrà completamente dissipato durante questa manciata di giorni insieme. Siamo passati, tra le altre cose, a quella fase del rapporto durante la quale ormai ci si conosce, durante la quale si pensa al futuro senza più quelle incertezze iniziali che servono da paracadute nel caso finisse tutto in malo modo.

Se da una parte è stupendo poter sognare e programmare il futuro con la persona con la quale speri di condividere il resto della tua vita, dall’altra è un po’ strano.
Nel senso che pur gioendo per ciò che abbiamo e per i progetti che intendiamo realizzare a breve, ho perso un po’ la spensieratezza e l’incoscienza che avevo due anni fa. Quella che giustamente o no ti impedisce pure di riflettere.
Sono sempre pronto a mollare la famiglia, gli affetti che ho qui, la mia terra per la quale da sardo DOC ho un attaccamento quasi morboso, ma con un po’ di nostalgia e pensieri in più. Pensavo sarebbe stato più semplice di ciò che in realtà si va profilando… 

Spero che vada tutto bene…

Gigi

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