venerdì 14 maggio 2010

Pensieri e canzoni

Maggio 2001.

Nel pieno della mia adolescenza non mi ero mai sentito così solo. A casa i miei litigavano praticamente ogni giorno, a volte a causa mia, a volte per questioni loro.
A scuola andavo bene, mancavano solo le ultime interrogazioni e gli ultimi compiti in classe in vista del voto di fine anno. Dovevo solo recuperare matematica per evitare il debito, come avrei fatto ogni anno da lì alla fine del liceo.
Gli amici iniziavano a diventare fondamentali. Quelle che erano amicizie obbligate dal contesto scolastico stavano pian piano diventando solidi rapporti.
In amore sfioravo il disastro completo. Sentivo in corpo due persone diverse. Una mi spaventava, l’altra mi consentiva di vivere decentemente. Scelsi la via della decenza e m

i feci piacere la mia migliore amica. Si, una sera, freddamente, mentre riflettevo, decisi che era la scelta più ovvia. Poi col tempo mi sarei innamorato seriamente.
Glielo comunicai. “Non voglio rovinare il nostro rapporto”. Che cazzo mi aspettavo in effetti.
Il sesso mi faceva una paura boia. Di giorno fingevo di provare attrazione per tette o fighe, di notte, quando i miei andavano a dormire, mi riappropriavo di me stesso e frequentavo siti e chat gay. Conobbi i primi ragazzi, non mi è mai stato troppo difficile rimorchiare sul web. Quando mi chiedevano il numero di telefono passavo al successivo, perché col numero non si sa mai, avrebbero potuto fare ricerche e risalire alla mia identità. Qualcuno, più simpatico di altri, riuscì a passare alla fase “brevi messaggi di testo”, che purtroppo si concludeva ogni volta con un nulla di fatto. Ero uno stronzo. Sparivo all’improvviso senza rispondere più, mi inventavo litigi assurdi, giocavo e fingevo di fantasticare su appuntamenti che mai ci sarebbero stati. E anche quando finalmente ci furono, feci in modo più di una volta di non farli durare oltre la prima uscita. E se malauguratamente incontravo per strada lo scaricato di turno, fingevo di non vederlo.

Quell’estate, un pomeriggio come tanti, mentre stravaccato sul divano facevo la solita merenda passò su MTV questo video:



Rapito dall’azzurro degli occhi del bel Mark Hoppus, procurai in men che non si dica l’album che conteneva il singolo. Fu la prima musicassetta, se escludiamo quelle di Cristina D’Avena, della quale conoscevo a memoria tutte le tracce e la loro esatta posizione.

Fu una sorta di amore a primo ascolto. Una cosa che non è più ricapitata da nove anni a questa parte. Nemmeno quando quell’estate uscì un altro album dei Blink, Take off your pants and jacket, impregnato dei ricordi di tutta la mia adolescenza.

Quando parte l’intro di What’s my age again mi sento incredibilmente bene. E’ una canzone alla quale associo contemporaneamente tutti i ricordi più belli e quelli più brutti. Ci ho messo dentro la voglia di reagire a una situazione che stava diventando soffocante, un desiderio di libertà che mi angosciava praticamente ogni giorno, la voglia di sentirmi veramente qualcuno, di non stare ai margini di un gruppo d’amici ma di diventarne colonna portante, voglia di ribellarmi alla vita da sfigato di giorno e puttana virtuale di notte. Non so in che maniera contribuì la carica datami da questo tipo di musica. Sicuramente mi indusse a riflettere, a spingere per cambiare qualcosa.

E nel corso degli anni la situazione è rimasta praticamente invariata.
Dal walkman al lettore CD fino al lettore mp3 ho sempre portato con me What’s my age again.

La prima volta in discoteca, la prima volta che ho marinato la scuola col mio migliore amico, la prima volta che con quest’ultimo ho fatto autostop, la prima volta che ho preso un treno all’insaputa dei miei, la prima notte a Cagliari lontano da casa, la prima volta che ho conosciuto di persona un ragazzo rimorchiato su internet, la prima volta che ho fatto l’amore, la prima volta che ho pianto per essere stato lasciato, la prima volta che mi sono ubriacato, la prima volta che sono andato in vacanza con una ciurma di amici, la prima volta che ho campeggiato, la prima volta che ho incontrato Andrea e anche l’ultima, sulla nave che mi riportava in Sardegna.

E’ incredibile come in due minuti e ventisette secondi possano scorrere così tanti pensieri…

Gigi

5 commenti:

Gianpy 14 maggio 2010 16:27  

Tra le tante cose che mancano alla mia vita c'è anche una canzone che significhi per me quello che What's my age again (che ho riscoperto giorni fa leggendo il tuo profilo) significa per te.
E si che di musica ne ho ascoltata parecchia (preferibilmente appartenente al filone melanconico-depressivo) ma proprio nessuna canzone a tutt'oggi è tale da avere per me questo valore...
Del resto buona parte delle vicende che hai citato, io non le ho neanche vissute, per cui forse è normale che sia così...

Oggi la giornata è proprio nera e l'umore è quello che è... anzi non so nemmeno perchè sto scivendo... vabbè, passerà anche questa...

Ciao Gigi! buona giornata :)

Davide 14 maggio 2010 16:28  

E' verissimo. Anche per me è una canzone che mi ricorda gli anni delle cazzate: di quando tagliavi a scuola, di quando scendevi di notte con gli sci le piste facendoti inseguire dai carabinieri maledetti, di quando scappavi dopo la discoteca in liguria, facevi il bagno, e tornavi a casa devastato (alzi la mano chi non l'ha fatto in Piemonte).
Sebbene non sia una canzone che abbia per me un significato particolare è però un brano che mi fa tornare alla mente i ricordi degli anni spensierati e pazzi. Gli anni del liceo durante i quali ho fatto veramente tanto casino.
E ora che, modestamente, un po' cresco pure io e so che questi anni sono quelli in cui mi costruisco il futuro (incerto) e non mi è più data la possibilità di far il deficiente perenne ... questo post mi ha fatto venire voglia di fare di nuovo qualche stupidata. Ora chiamo la mia migliore amica ... scappo da lavoro e andiamo a farci un bagno nelle cascate, anche se piove. Chissene. Grazie Gi :D

Pegasus 14 maggio 2010 17:55  

A parte che mi chiedo perchè a me non sia mai capitato di andare oltre il secondo appuntamento...ma non per mia volontà -.-"
ahahah ma detto ciò...di canzoni che mi ricordano il passato ce ne son tante, principalmente ne associo due allo stesso periodo, una in negativo a rappresentare il periodo in cui non accettavo la mia omosessualità ed ero molto chiuso e una in positivo quando dopo qualche tempo sono riuscito a venirne fuori; La prima è She's Madonna di Robbie Williams e la seconda è Shine dei Take That.

Manu 14 maggio 2010 22:43  

Ma pure te debole in matematica?
Vabbè io facevo il classico, quindi nn era materia fondamentale :-(
"Rapito dall’azzurro degli occhi del bel Mark Hoppus" io nuuuuu dalle chiappe :-)))

@Gianpy: nn togliermi l'esclusiva delle giornate nere!!!!!!!!!!

Gianpy 14 maggio 2010 23:20  

ahahah Manuuuu !! purtroppo mi sa che non hai l'esclusiva...
ma per fortuna passando per questo blog ho la possibilità di distrarre la mia mente e di conoscere anche delle belle persone :)

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