giovedì 18 agosto 2011

La prima volta (summer re-edition parte 2°)


“Pronto”, rispose lui.

Scoppiai a ridere. E’ un must quando sento per la prima volta la voce di qualcuno che ho sempre sentito per sms o in chat. Perché in quel momento le aspettative che nel frattempo mi sono fatto trovano conferma o vengono completamente smentite.
Parlammo per delle ore, raccontandoci l’impossibile e sfiorando, quella sera stessa l’ipotesi di incontrarci un fantomatico giorno.

Si, tipo come quando dici a un amico “ci vediamo presto per un caffé”, e nel momento in cui lo dici sai già che non vedrai per un bel pezzo né lui né quel caffé.

Abitando a 170 chilometri di distanza, separati da strade di montagna e tornanti a picco sul mare era molto complicato vedersi. Ci sarebbero volute ore di pullman e nonostante avessimo ormai iniziato a fantasticare su un nostro possibile incontro, nessuno dei due pareva seriamente intenzionato ad intraprendere un viaggio simile. Ma il problema principale non era quello. Entrambi non eravamo ancora dichiarati, nessuno né amici né conoscenti sapeva di noi. Ancora vigeva quella paura che ti porta ad essere sempre e comunque cauto, che non ti permette di esporti, che non ti fa star tranquillo, che ti fa porre mille interrogativi e che non ti fa sentire libero come in realtà vorresti.

Da quella sera in poi, tuttavia, iniziammo a telefonarci ogni notte prima di dormire. Con la pioggia, con il vento, con il gelo di Dicembre io ero comunque contento di scappare in strada quando la nona sinfonia di Beethoven riecheggiava nella mia camera. Fino a quando non provai ad infilare la testa sotto due coperte e un piumino. La voce così veniva soffocata e nella camera di fianco alla mia non si sentiva niente, scongiurando finalmente l’effetto “casa di Barbie” e dando il via all’evento “30 gradi a Natale in pochi minuti”.

Quelle settimane segnarono una svolta importante nella mia vita. Mi aiutarono a prendere coscienza del fatto che non facevo niente di male. Dopo quasi due mesi e ore di telefonate mi ero affezionato a lui, ci stavo bene, mi piaceva, desideravo conoscerlo di persona. Avevo un pò meno paura e dovevo approfittarne. Chiesi così al mio migliore amico e alla mia migliore amica di uscire insieme. Era il 23 Dicembre del 2005. La scusa ufficiale era il consueto scambio di regali. In realtà mi sentivo finalmente pronto.

Pronto per il mio primo doppio coming out…

Gigi

2 commenti:

Davide 18 agosto 2011 22:14  

Mi piace sempre molto leggere questi racconti di vita vissuta. E non perchè sono un curioso pettegolo con la sindrome da portinaia (cioè forse anche un po' per quello) ma più che altro mi piace questo "aprirsi" delle persone e raccontare un po' di loro. E mi piace rendermi conto del fatto che "noi" gay abbiamo situazioni simili e diverse. Il coming out è veramente una montagna da sormontare. Non so se un etero possa mai capire questa situazione, ad ogni modo io l'ho vissuta e so cosa significa. E seguire le vicende degli altri è sempre in qualche modo di conforto e coraggio :)

Manu 19 agosto 2011 21:51  

Ma da 1 a 10 quanto devo credere a ciò che racconti in fatto di geografia? Non sono mai stato nella tua terra :(
Gigi è il fisico di uomo che piace a me quello postato....bohhh ha un non so che di.......:D:D:D

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