venerdì 7 ottobre 2011

S.O.S.

Sono parecchio giù. E’ un periodo nel quale sono particolarmente insoddisfatto. Che poi l’insoddisfazione è qualcosa che mi accompagna costantemente nel corso della vita, solo che a volte la tollero, altre volte esplode. Come ieri, complice l’invasione di citazioni del repertorio del caro buon vecchio Steve. Ha una storia alle spalle che ti aiuta a sperare, che ti fa credere nel futuro, che ti pone di fronte al fatto che nella vita non c’è nulla di irrisolvibile se non la malattia o la morte.

Eppure non è sempre così. Da quando sono piccolo sono stati davvero pochi i momenti nei quali ho potuto dire “sono felice”. Di solito non ci penso. E mi sento quasi in colpa, dal momento che ci sono persone che stanno peggio di me. Che non hanno una famiglia, che stanno male, che soffrono le pene dell’inferno, che magari non mangiano perché non hanno i soldi. Ci ho pensato bene prima di scrivere queste righe per non sembrare ridicolo. Però è così.

Mi chiedo se un uomo possa sentirsi appagato completamente durante il corso della vita, perché per me c’è sempre qualcosa che non torna. Quando andavo al liceo mi impegnavo nello studio, avevo tanti amici, una buona vita sociale ma mancava qualcuno da amare. Ora dal punto di vista affettivo sono soddisfatto, ho un ragazzo stupendo, gli amici del liceo ci sono ancora tutti e si sono aggiunte altre persone incredibilmente importanti, ma professionalmente parlando non c’è una cosa che vada bene.

Sono laureato in una materia che non mi piace, il che significa un lavoro che non mi appagherà. Ma anche se così fosse, pazienza, finite quelle otto ore tornerei a casa, non credo che i muratori siano contenti di trasportare mattoni sotto il sole, o le signore delle pulizie di pulire bagni pubblici. Il problema è proprio trovare un lavoro. Qui non se ne parla. Il 40% dei laureati non lavora, ogni mese chiude una fabbrica lasciando intere famiglie sull’orlo del baratro, l’anno scorso si sono trasferiti nel continente quasi 7000 giovani tra i 18 e i 34 anni alla ricerca di un’occupazione sicura.
Il fatto è che quasi ovunque richiedono esperienza. Ma che esperienza potrò mai avere se non ho nemmeno la possibilità di crearmela?
Sarei voluto partire il mese prossimo, cercare una casa aiutato dai miei e di conseguenza un lavoro immediato, ma oggi a causa di alcuni diverbi le cose sono un po’ cambiate. Dicono che forse non mi finanziano, il che vorrebbe dire che senza soldi sto a casa.

Perché poi alla fine sono i soldi il problema. Ai quali si aggiunge l’insoddisfazione di non riuscire mai a concludere niente. L’insoddisfazione di voler spaccare il mondo a volte, di avere dei sogni da realizzare, di nutrire delle speranze che poi per un motivo o per un altro vengono disattese. Ho la sensazione di correre troppo con i pensieri, tanto che la realtà non riesce a tenere il passo. Vorrei fare tante cose, mettere in pratica decine di progetti, essere mille volte più attivo, ma poi arriva la sera, vado a dormire e penso?

Ma oggi che ho fatto?

Un cazzo, come ieri, l’altro ieri e tre giorni fa.

Gigi

10 commenti:

Davide 7 ottobre 2011 14:59  

E' una questione di priorità. Ora farò un discorso che può sembrare fatto e generico ma non è cosi: siamo abituati davvero troppo bene. Dobbiamo metterci in testa che noi avremo una vita "peggiore" dei nostri genitori. NOn possiamo avere tutto e subito come capitava 10 o 15 anni fa che cercavi un lavoro, lo trovavi, avevi una busta a fine mese, ti cercavi una casa e ti ci trasferivi. No oggi magari il lavoro lo trovi anche ma la casa non riesci ad averla comunque. E' cosi. Dovremmo farci l'abitudine. Non dico che ci dobbiamo accontentare: non è questo il mio discorso. Ma dico che dobbiamo avere delle priorità: ora come ora la tua è trovare un lavoro. COncentrati su quello, qualunque tipo di lavoro sia. E preparati a qualche sacrificio perchè tanto non avrai un lavoro d'ufficio 8 ore, pausa pranzo e poi a casa. No no. Se ti va bene trovi un lavoro a contratto determinato, senza ferie, mutua e altre cose. Non sto descrivendo una bella situazione ma è quella che ci toccherà vivere a tutti noi. Prepariamoci e sorridiamo perchè se no siamo perduti.

Marco 7 ottobre 2011 15:24  

Sono più giovane di voi, davanti a me ho ancora anni di studio e prima che cominci a pensare al mondo del lavoro passerà diverso tempo..eppure, anche se in parte, credo di capire come ti senti.
Forse perché non ho ancora perso del tutto l'entusiasmo e la voglia di fare, forse perché non sono ancora disincantato da questo mondo ma io sono per il rischiare il tutto e per tutto Gigi; sono per il mettermi su un aereo e provare a costruirsi una vita partendo dall'unica certezza, Andrea.
Dovessi fare piccoli lavoretti mentre prosegui gli studi o cerchi qualcosa di meglio.
Ripeto forse non sto valutando tutti i pro e i contro però nel momento in cui ti rendi conto che qualcosa non va, bene quello è il momento in giusto per stravolgere le carte in tavola!
Io mi confronto tutti i giorni con un mondo che mina alla tua fiducia, in cui l'insoddisfazione è sempre dietro l'angolo. L'unico modo che ho per andare avanti è credere in quello che voglio fare, a prescindere da tutto quello che accade.
Sarò fatalista ma la "fortuna", a volte, bisogna crearsela, sfidare la vita.
Ps. Se proprio non trovi un lavoro io ti consiglio sempre di scrivere un libro. Stai pur certo che un bel po' di copie vendute sono assicurate! :P
Su avanti Gigetto bello! Sei un grande, coi suoi difetti come tutti, ma pur sempre una grande persona! :)
Un abbraccio

JC 7 ottobre 2011 16:02  

Hai valutato la possibilità di uno stage in azienda all'estero? Ce ne sono molti finanziati dall'Unione Europea che durano da un mese a sei mesi.

Vince Symo 7 ottobre 2011 17:15  
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Vince Symo 7 ottobre 2011 17:21  

Cercherò di essere breve, anche se la vedo dura, vista la mia capacità di essere ultimamente iper-logorroico... e non solo "in virtuale".

Nel nostro Paese, oggi, la situazione è tragica praticamente in tutti i settori e a me pare che vada sempre peggio: il mercato del lavoro è saturo anche per le cosiddette lauree "forti" (forti da un punto di vista lavorativo, non per altro; mi è capitato - giuro - di avere uno scambio di battute con gente che sosteneva l'inutilità di lauree in campi che non fossero canonicamente (in Italia, eh!) "forti", appunto, che partivano proprio dal presupposto lavorativo per finire con l'affermare idiotamente la propria "superiorità accademica". Inutile dire che hanno avuto le ore contate. :D E mio fratello, tra le altre cose, è ingegnere da 110 e lode, e non la pensa affatto come quei cretini per fortuna, per dire ;). Quindi, non farti sviare da cose del genere, al limite).

Ritornando al discorso lavoro, quale sarebbe allora la soluzione?!? Espatriare?
Oddìo, anche... ! :P
Ma mi accodo innanzitutto a Davide e Marco e mi permetto di consigliarti di darti da fare, magari anche continuando a studiare (perdonami, ma con una triennale in Italia, allo stato attuale delle cose, trovare un lavoro che sia quantomeno umanamente decente, è ancora di più un'impresa), cercando di migliorare te e le tue competenze giorno per giorno.
Non lasciare che la vita ti azzanni, ma sferra tu i tuoi calci (come nelle immagini del tuo precedente post; ormai, a tal proposito, mi trovo e completo il mio status di 'guastapost/guastafeste' per il quale vorrei essere incoronato ufficialmente tipo Miss Universo, con Marco che mi porge la fascia ed io che parto col discorso classico "Vorrei la pace nel mondo....."... ihihih... ;D).

Visto che non ho rispettato i presupposti di brevità postimi all'inizio, ne approfitto per raccontarti una piccola storiella: c'era una volta un guagliuncello bruno fresco di diploma - intelligente e bello come il sole... :P - che raccontano andesse particolarmente bene in tutte le materie a scuola :). Al momento della scelta universitaria, si trovò in difficoltà perché tra l'altro in mezzo ad un mare di consigli, in buona fede, con la promessa soprattutto di una vita lavorativa facile ed appagante.
Qualche tempo dopo, questo ragazzetto si trovava infelice tra ampolle e provette nel buio di un laboratorio; capì solo allora che così stando le cose avrebbe fatto qualcosa del suo futuro che l'avrebbe reso forse per sempre infelice, inappagato, che non gli piaceva in realtà.
In crisi, prese il coraggio a quattro mani, che fino ad allora non aveva avuto, e sfidando tutto e la disapprovazione di tutti, e diede una raddrizzata al suo destino.
Questo ragazzetto, ora un più cresciuto - e sempre intelligente e bello come il sole :P -, si trova ora a star per terminare un percorso che già gli ha portato qualche soddisfazione, anche prima di immettersi ufficialmente nella giungla lavorativa, ma, soprattutto, che gli piace, lo appaga davvero (anche se il 'cambio di settore' gli ha fatto perdere del tempo e si ritrova un po' più grandicello a terminare determinate cose :)) davvero e spera, farà di tutto per farlo accadere, si reinventerà, sarà pronto a fare dei sacrifici per poter applicare nella maniera più coerente possibile quanto appreso, anche se sa che in un settore come il suo, ora, nel nostro Paese, la situazione è del tutto rosea.

Questa storiella, un piccolissimo esempio di "ribellione", per ribadirti di non lasciarti andare, affilare le unghie - o, se preferisci, rinforzare gli zoccoli :) - e sferrare i tuoi colpi alla vita. ;)

Su, dài, non ci conosciamo ancora bene, ma qui c'è un guaglione che crede i te, per quanto possa contare per te.

Un abbraccio. ;)

Marco 7 ottobre 2011 17:39  

Scusa! Mi ero dimenticato solo una cosa!!!! Un giorno una persona molto saggia e della quale ho una grande stima mi scrisse in un commento: "break the rules".
Oggi io lo ricordo a quella persona.
L'ho fatto, ho rotto la naturale sequenza delle cose(anche se non per il ballo) e lo sai...sono più sereno.
Tutto qui.
Un abbraccio ancora.

Gigi 7 ottobre 2011 18:39  

Ammazza che carini che siete :) Sono arrivato all'ultimo commento che sorridevo come un ebete...grazie *_*

Dave, a me non dispiace un contratto a tempo determinato, nel senso, mi basta fare qualcosa, non ho grosse pretese. Cioè potrei anche continuare a studiare o fare corsi che mi immettano direttamente nel mercato del lavoro, però mantenendomi da me, è l'unica cosa che voglio...

Marcolino tu sei un bel giovine e forse ciò che studi provvederà ad immetterti direttamente sul mercato del lavoro. Sarà un percorso ancora lungo, però magari avessi avuto la tua stessa passione, i miei amici che hanno intrapreso lo stesso percorso di studio ora lavorano già...Certo, come diceva Davide con contratti a tempo determinato ecc ecc, però hanno una categoria alla quale fare riferimento...io sono tutto e niente...

JC non so se sono pronto per andare all'estero ora...

Vince *_* avrei voluto anche io la forza di cambiare corso al secondo anno, quando mi sono accorto che le cose non andavano più tanto bene. Magari ora avrei un campo di riferimento pratico e avrei potuto puntare a qualcosa che mi piace veramente. Comunque girovagando tra gli annunci è vero che chiedono un po' di tutto, però la parola che leggo più spesso è Ingegnere :(

Marcolino bis, e rompiamole ste regola forza! Mò mando un po' di CV. Speriamo bene :)

Un abbraccio a tutti, grazie mille *_*

Gianpy 7 ottobre 2011 19:33  

wè Gigè! purtroppo non ho tanto tempo per scrivere qualcosa di sensato (da ciò si dovrebbe capire che non ho MAI tempo...). Ma del resto su certe questioni c'è poco da dire e moooolto da fare. Per quello che ho potuto capire in tutto questo tempo sul blog, sei una persona sveglia e questo vale più di qualsiasi titolo di studio acquisito anche col massimo dei voti, e di esempi te ne potrei fare un sacco.
La situazione è quella che è, o meglio, che è sempre stata. Non devi abbatterti per questo anche se quella frase con cui hai concluso il post è un vero tormento. Lo so bene.
Con un po' di pazienza e con la tua SVEGLIEZZA (non riuscivo a trovare il termine giusto, accontentati di questo neologismo) te la caverai ;-)

(Ad ogni modo, in casi estremi, hai sempre la carta GIGOLO' NURAGICO da utilizzare. Andrea capirà).

Ti mando un grosso abbraccio! :)

dario 7 ottobre 2011 21:19  

Data la mia situazione (pensionato) non dovrei intervenire in questo dibattito che tra i giovani (e stasera sentendo il governatore della banca d'Italia ne ho avuto la riconferma) si fa sempre più tragico.
Vorrei però soffermarmi su un punto solo del tuo post Gigi: "E mi sento quasi in colpa, dal momento che ci sono persone che stanno peggio di me": ecco se pensi a costoro non devi sentirti particolarmente insoddisfatto. E' giusto aspirare, avere desideri di un lavoro, però ritieniti fortunato di come sei. E, come penso ti abbiano detto gli altri, un passo alla volta, senza sentirti giù, senza litigare in continuazione con i tuoi (azz al tuo e loro carattere duro)e prima o dopo si aprirà pure a te una porta, magari piccola, ma che ti permette di poter guardare il futuro con più fiducia.

@per tutti: ma che state a fà la gara chi scirve di più?? Si vede che il barese vi ha contagiato :D:D:D
Se leggo i commenti me sto a rincojonì ancora de più :P:P

Bert 9 ottobre 2011 23:13  

È da un po' che mi sento abbastanza demoralizzato, ma penso che tu abbia delle solide basi da cui partire, a volte ci si demoralizza e lo sconforto prende il sopravvento, soprattutto quando si ha l'impressione di non fare nulla, l'immobilità crea una terribile dipendenza, ma se si ha una motivazione seria, e tu secondo me ce l'hai, si riesce a uscirne. È un periodo, passerà, lo farai passare.

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