lunedì 23 marzo 2009

La mano di Berlusconi sui giornali

Ve la ricordate questa foto? Una giornalista russa viene "fucilata" dal nostro caro Premier per aver rivolto una domanda scomoda al Presidente russo Putin. Evviva la libertà di stampa!


Il giornale spagnolo "El Pais" nell'edizione del 21/03/2009 così titola: "La crisi minaccia la libertà di stampa in Italia: la manovra del governo di mettere gli uomini di fiducia a capo di prestigiosi giornali". Al duopolio televisivo tra Mediaset e Rai si somma una specie di rivoluzione della stampa scritta: Silvio Berlusconi ha infatti puntato gli occhi sul Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore. "Questa volta Berlusconi non farà prigionieri. Vuole controllare tutto e lo farà" dice, citato dal quotidiano spagnolo, Giancarlo Santalmassi, giornalista RAI dal 1962 al 1999 e direttore di Radio24 fino a qualche mese fa, quando venne epurato per motivi mai resi noti.

I candidati alla successione dell'attuale direttore del Corriere della Sera sono Carlo Rossella, direttore di Medusa Film (casa di distribuzione cinematografica di Berlusconi) e Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero. Napoletano non dispiace a Berlusconi ed è tra i pochi che hanno l'onore di poter parlare al telefono con Giulio Tremonti, ma forse il Ministro dell'Economia preferirebbe vederlo alla guida dell'altra prestigiosa testata giornalistica Il Sole 24 Ore il cui direttore potrebbe prendere la guida del Corriere.

Tutto questo gran terremoto che sta per essere provocato nello scenario della stampa italiana non viene riportato da nessun giornale e da nessun TG nazionale. I giornali e i TG sono invece impegnati a raccontarci dell'omicidio di Garlasco, del delitto di Perugia, se Platinette si sente più maschio o più femmina senza informare gli italiani di quello che sta succedendo nello scenario dell'informazione in modo da garantire e salvaguardare quel sacrosanto diritto ad una libera informazione.

Ieri si è dato ufficialmente vita al PDL, Fini ha "regalato" il suo partito a Berlusconi. Alle spalle del leggio del palco si leggeva "Il partito degli italiani", ma come si permettono? Quello non è il mio partito né tanto meno è  il partito degli italiani. Un partito nasce e vive per gli italiani. La scelta di quello slogan la dice lunga sui propositi e sui programmi di Berlusconi. Prepariamoci perché ci aspettano anni veramente difficili!

MirkoS

4 commenti:

Gios 23 marzo 2009 14:28  

Una soluzione a tutto cio' ci sarebbe: EMIGRIAMO!!!

Gigi 23 marzo 2009 16:02  

Ho letto che Fini ha ceduto il suo partito in lacrime. E non in senso figurato, piangeva proprio.

A tal proposito sorge spontanea la domanda, ma se lui piange, noi dobbiamo suicidarci?

Analisi perfetta delle condizioni in cui verte l'Italia. Se non siamo ancora regrediti all'epoca fascista, poco ci manca.

Davide 23 marzo 2009 19:03  

Non mi picchiate ma a me sembra un po' che si esageri quando si diche che in Italia non esiste più la democrazia.
Sicuramente non siamo il paese più avanzato del mondo in quanto a diritti sociali, anzi sicuramente potremmo e dovremmo aspirare ad una posizione un po' più avanzata in questo campo sul piano internazionale, però non siamo proprio alla frutta.
Sono ben altri nel mondo i paesi che non hanno la libertà di stampa.
Per quanto riguarda la fusione nel pdl, personalmente più grandi partiti abbiamo meglio è. Finalmente un po' di piccoli li abbiamo fatti fuori da entrambe le parti.
Anche se c'è sempre tantissimo da fare...non travisate. Non ho detto che siano tutte rose e fiori

MirkoS 23 marzo 2009 20:12  

Davide in Italia esiste ancora la democrazia, ripeto ancora e sottolineo questa parola. Esiste ancora la libertà di stampa, ma quando la pluralità dell'informazione inizia a venire meno, il passo dalla democrazia all'autoritarismo è breve.

Per l'unificazione del PDL sono d'accordo così si eliminano tanti partitini a volte pure inutili, ma quello che mi ha fatto saltare i nervi è stata quella scritta "IL PARTITO DEGLI ITALIANI" quasi a dire che gli altri non esistono, il partito degli italiani è il PDL, assolutamente non accetto questa cosa. Sarà un dettaglio, ma io in questo slogan ci vedo molto più di un dettaglio.

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