giovedì 4 marzo 2010

…ce n’è uno che tonfa.

- “Bene, prenda i libri, traduciamone un estratto e concludiamo l’esame”. Sono in preda alla vampate. Prima caldo, poi freddo, poi sudo.


- “Non li ho qui con me”.


- “Come non li ha qui? Da dove ha studiato?”.
- “Li ho presi in biblioteca, mi è scaduto il prestito e li ho riportati l’altro ieri”.
- “E se avesse dovuto ricontrollare qualcosa?”
- “Li ho scaricati da Internet”.
- “Solitamente a questo punto, io le direi, si alzi e salti la porta. C’è scritto ovunque che non si può sostenere l’esame senza testi e senza programma”.
- “Lo so, sono mortificato, ma noi della nuova generazione siamo abituati a muoverci sul web”.
- “Ma voi dovete avere anche per vostra cultura personale alcuni libri a casa sui quali potete andare a controllare tutte le cose ogni volta che volete. E se siete a letto e vi viene in mente di leggere qualcosa? Vi dovete sedere alla scrivania, accendere il computer, farvi uscire gli occhi? A me viene il mal di testa ogni volta che devo leggere da lì”.


- “Ma no, abbiamo dei portatili comodissimi, li possiamo aprire anche sul letto…”.
Si alza, inserisce la testa in un armadio e tira fuori un volume.
- “ Va bene, legga pure dal mio libro quest’estratto e traduca”.
Penso finalmente di aver passato il peggio. Inizio a leggere. Inutile dire che non capisco un accidenti. Quel maledetto passaggio OVVIAMENTE non l’avevo nemmeno visto, faceva parte delle cose che secondo me non avrebbe chiesto. Tra una maledizione e l’altra invento parole a caso, cerco di sbirciare il resto del testo ma non c’è nulla da fare. Dopo una sorta di parto plurigemellare arrivo al punto. Sollevo la testa. Lei scuote la sua. Ah no cazzo, è il Parkinson. Mi guarda. La guardo e sorrido.
- “cosa devo fare con lei, signorino?”
- “un 18 e mi manda a casa?” esclamo io speranzoso.
- “ Si accontenta di un 18? Lei non è un ragazzo da 18”.
- “ Mi so adeguare, posso diventarlo”.
Parte un pippone interminabile, mi dice che non posso buttare un’interrogazione così, che si vede che sono un ragazzo sveglio e intelligente e che non mi devo MAI accontentare. Aggiunge poi che


dobbiamo imparare che studiamo per noi stessi e per il nostro futuro, a lei fondamentalmente non importa che andiamo lì solo a sostenere l’esame. L’importante, dice, è che acquisiamo le conoscenze necessarie per affrontare eventuali concorsi futuri e mi invita caldamente a ritornare a Maggio.
- “Ma no dai su, non si faccia problemi, non mi rovina la media eh!Capirei il discorso se fossi agli inizi, ma mi mancano due esami e trascinarli fino a Maggio mi pesa un bel pò”. Cerco di tentare il tutto per tutto, voglio uscire da lì con un voto sul libretto.
Parte un terzo grado. Mi chiede la media che abbasso di quasi due punti nella speranza di convincerla a darmi quel benedetto 18, mi chiede di dove sono. Scopriamo che i nostri paesi sono confinanti e mi parla nel dialetto della mia zona. Rispondo prontamente, sempre in Sardo, al che mi propone un accordo. Mi considera valida TUTTA l’interrogazione fino all’ultima domanda, il resto posso portarglielo appena sono pronto durante uno dei suoi ricevimenti.
Non sono contento, avrei voluto liberarmene ma mi vedo quasi costretto ad accettare, se non altro per non indispettirla visto il trattamento di favore ricevuto. Acconsento, mi alzo, saluto ma mi chiede di restare per far da testimone alla successiva interrogazione.
Arriva il nuovo ragazzo, si siede, parte la prima domanda. Anno di pubblicazione di un’opera di Shakespeare. Il ragazzo sbaglia di 20 anni la collocazione della suddetta opera. La professoressa non accetta repliche e lo caccia, così dopo una data, dopo pochi minuti.

Tutto sommato, penso, alla fine non mi è andata male…

Gigi

6 commenti:

Gabriele 4 marzo 2010 13:55  

Ti seguo da un pò ma credo di non aver mai commentato..
Ho aspettato questo post: MI HAI FATTO VENIRE L'ANSIA!!! Beh.. tutto sommato non ti è andata malissimo... dai una ripassatina veloce e ripresentati, se si ricorda di te è fatta...
Ti seguo
Gabri

Gigi 4 marzo 2010 14:33  

Ciau Gabriele, benvenuto a bordo :)

Se è l'ansia lo stato d'animo che ti spinge a commentare quasi quasi ci faccio un pensierino ogni volta che scrivo un post... ;)

Mi sono assicurato che non perdesse la memoria, ricevendo come risposta un "sono vecchia ma non sono ancora rimbambita!"

ciau bello!

davide 4 marzo 2010 19:10  

Ahah :D mi ricordi tanto le mie scene d'esame. Una volta una prof non voleva darmi un 25 per "non rovinare la media" e io invece insistevo per accettare quel voto e spingo il libretto verso di lei. Lei lo rispinge verso di me dicendo di tornare. Io di nuovo verso di lei. Ancora verso di me. Lei-me-lei-me-lei. Ho vinto. Si è arresa. Un esame in meno. Yeah!!

SkraM 4 marzo 2010 20:14  

e pensare che era andato tutto benissimo fino a quell'ultimissima domanda!!!!

pero dai... ' stata molto disponibile... cosa che mi sa ha fatto socntare al poveretto seguito dopo di te per una questione di immagine mi sa :D

Gigi 4 marzo 2010 20:24  

Bella Da! Anche io ho sempre fatto il ragionamento "uno in meno" chi se ne frega poi del voto, ma il solo pensiero di riaprire gli stessi libri mi uccide...

uhauahauah si Marco, tra l'altro il ragazzo dopo di me è stato testimone al mio esame. Mi son sentito mooolto in colpa...

Manu 4 marzo 2010 22:51  

Scusa Gigè per il commento senza senso del post precedente? Ti giuro che non bevo: sono astemio!!!!
Nel rileggere ho tagliato il concetto che ero dispiaciuto del fatto che non ho potuto frequentare l'uni....:(

Vabbè dai ti sei salvato in corner...e non lamentarti troppo: ha ragione la "nuorese": come cacchio fai a inventarti tante balle???
Non dirmi che ti ha chiamato veramente SIGNORINO!!!! Uddio quanto vorrei esser stato lì e vederti con la lingua asciutta, le mani sudate e qualcosa d'altro in stato comatoso :)))))

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