mercoledì 3 marzo 2010

Per un Sardo che trionfa…

E’ passata più di una settimana esatta dal giorno in cui teso come Pupo seduto al tavolo del Black Jack, ho trascinato il mio corpo agonizzante per le poche ore di sonno, fino a quell’edificio fatiscente denominato “Università”. L’ultima volta che vi ho messo piede i Savoia stavano ancora in esilio e il tanto amato sabot che fece la (s)fortuna della Franzoni per me poteva essere pure un piatto tipico valdostano. Ovviamente sono arrivato con i miei soliti tre quarti d’ora d’anticipo, facendo bestemmiare le donne delle pulizie per le piedate lasciate lungo il corridoio. Avessi saputo prima che dovevano cazziarmi avrei evitato di fare il coast to coast sul muro in perfetto stile manifesto elettorale e sarei andato con gli stivali da raccoglitore di funghi di mio zio.
Preso possesso della prima sedia di fronte allo studio della prof ho iniziato a ripassare. “Questo lo so, quest’altro pure, questo lo salto, questo tanto non me lo chiede”. Morale della favola, tre quarti d’ora a sfogliare i libri senza leggere una parola una. Fino a quando è arrivata una ragazza carina, 25 anni, mora, occhiali da vista. Di quelle che se fossi etero immaginerei in tailleur, calze a rete, camicetta bianca sbottonata sul davanti e frustino sadomaso. (Dice, mazza oh che fervida immaginazione. No, l’ultimo porno che ho visto). Inizia ad attaccare bottone con la solita domanda di rito “sei qui per l’esame?” No, adoro campeggiare e tentavo di accendere un falò sfregando la penna sui libri. Ovviamente annuisco e giro la domanda. Mai l’avessi fatto. Questa inizia a raccontarmi vita morte e miracoli delle sue avventure universitarie, mi mette una paura boia della professoressa citando fantomatici amici cacciati dallo studio in malo modo immeritatamente e mi fa notare che in bacheca campeggia la scritta “Gli studenti che non porteranno i testi non verranno ammessi all’esame”. Già, piccolo particolare, uno dei libri è scritto dalla professoressa in persona e si, io ce l’avevo…fotocopiato. Senza pudore, in barba alla SIAE e per di più nella tana del lupo. Inizio a meditare sul da farsi, mi balena in testa l’dea di fuggire fino a quando un’esile nonnetta sessantenne col Parkinson mi sbarra la strada. E’ lei. Chiede velocemente di fare una lista di coloro che devono essere interrogati, spedisco per prima la tizia con la faccia da porca/secchiona per testare l’umore della professoressa e mi piazzo per secondo. La ragazza sparisce all’interno dello studio per UN’ORA cronometrata di orologio. Io odio quel momento. Odio quando aspetto assorto nei miei pensieri e all’improvviso il silenzio viene rotto da una porta che si apre. Lo odio in qualsiasi film, lo odio in qualsiasi luogo. In quell’istante la maniglia diventa come l’interruttore di una sedia elettrica, quel suono fastidioso come il “dong” prima di un incontro di pugilato, il cuore impazzisce fino a quando non sono io a fare lo stesso rumore e mi siedo di fronte alla fonte del mio terrore. La prof da uno sguardo al programma e parte la domanda secca. “In che anno siamo?” risposta “2010”. (Oddio ride, ma che ho detto?) “Ah si si scusi, fine del 1600”. “più preciso”. “1860. no no 1780” “mi dica la risposta definitiva!” “1660”. Esulto, è quella giusta. “Torni indietro di un secolo e mi elenchi tutti i monarchi Inglesi dal 500 al 700”. Fortuna che ho una memoria paurosa quando si tratta di gossip. Per pura curiosità avevo letto su wikipedia tutti i vari intrallazzi di ogni re britannico, seconde, terze mogli, cognate che diventano amanti, bambini che vengono esiliati, concentrandomi su molte vicissitudini familiari e perfino sui figli che nascevano e spesso morivano nello stesso anno. A parte il corto circuito iniziale con la prima data, l’interrogazione procede bene. Sembra quasi una chiacchierata informale, c’è il tempo anche per qualche risata, in fondo la nonnetta non è male. Va avanti con le domande, lei pare comunque soddisfatta delle risposte. Guardo l’orologio, son dentro da UN’ORA E DIECI MINUTI. Ma prima di farmi andare c’è tempo per un ultima domanda…


Cosa mi avrà chiesto?Avrò risposto come lei avrebbe voluto?
Domande retoriche…forse si. O forse no. Domani saprete…


Gigi

4 commenti:

Marco 3 marzo 2010 16:00  

Hihi!!! hai descritto al meglio gli attimi che precedono l'esame!! tanto che mi hai fatto salire l'ansia!!! :D :D Io evito rigorosamente di parlare con forme di vita animali o umane...o se lo faccio è solo per scherzare...altrimenti mi allontano dopo aver lanciato un po' di bestemmie se qualcuno comincia a parlare di esami o prof. Cmq in bocca al lupo per l'esame!!!!
Un abbraccio grande gigè! Buon pomeriggio!

Maurizio87 3 marzo 2010 17:23  

Come ti capisco! Quando devo affrontare un' esame odio quelle persone che ti vogliono impaurire. "Devi fare l'esame con il prof. Rossi? Ma lo sai che una volta un suo alunno è entrato per sostenere l'esame e non è più uscito. Si dice che il suo fantasma vaghi ancora per questo edificio".... oppure "vabbè tanto è inutile, l'altro giorno ha già rimandato quasi tutti" grazie per l'incoraggiamento -_- .
Non vedo l'ora di sapere come andrà a finire... secondo me alla fine con la scusa che lei sentiva caldo, vi sarete spogliati e avrete fatto sesso sul tavolo. Si si deve essere proprio andata così ;)

davide 3 marzo 2010 17:56  

Pure io una volta ho sostenuto un esame di un'ora e dieci minuti: Architettura del Paesaggio, l'urbanistica di Roma nel fine '500.
Però è passata abbastanza velocemente...sarà che mi piaceva l'argomento.
Ora però mi lasci una curiosità...mannaggia a te!

Manu 3 marzo 2010 22:12  

Gigè.......quanto mi trovo a disagio a commentare: io non ho avuto la fortuna di trascinare , però mi immagino la scena del ragazzo "mezzo rinco" :D:D:D che intravede l'esile nonnetta e magari si aspettava una donnona dura ed arcigna tipo la Rothmaier (non so se si scrive così.........) :-)
Dai che l'esame è ok!!!!!!!!!!!!

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