sabato 27 agosto 2011

La prima volta (summer re-edition parte 7°)


Un tonfo sordo riecheggiò per tutta la camera. Quel letto maledetto cozzò contro il muro. I vecchi fortunatamente non si svegliarono. Sotto tonnellate di coperte, in boxer, morivo di freddo, quando chiusa la porta a chiave mi raggiunse anche lui.

Spense la luce prima di spogliarsi. Tanto che appena lo abbracciai ebbi per un attimo la sensazione di stringere un grizzly. Avevo immaginato, dai ciuffi che spuntavano dalle scollature delle sue magliette da tamarro che fosse un po’ peloso. Non quanto una tigre siberiana però. Non so per quale strano motivo iniziò a sballottarmi ora a destra ora a sinistra, come fosse un alligatore che ruota su se stesso per dilaniare la sua preda, mentre mi strusciava ovunque il suo arnese. Io non sapevo né cosa fossero i preliminari, né dove mettere le mani, perciò, per non saper né leggere né scrivere, cercai di andare sul sicuro.

Lesto come una volpe, dopo due giri di lingua intorno all’ombelico me lo ficcai in bocca, semidilaniandolo tra in denti. Se avesse potuto avrebbe bestemmiato, almeno a giudicare dalla sua espressione del viso, invece si limitò a un sofferto “è la prima volta, dimmi la verità!”

“Nooooooo figurati” risposi io “è la foga”. Si, un po’ era vero. Il primo pisello sbattuto sul viso dopo una pila interminabile di postalmarket e di giornaletti porno trovati per strada o spizzati di nascosto in edicola pareva quasi un dono divino. Il terzo segreto di Fatima fu invece il fatto che ogni uomo ce l’ha diverso oltre che nelle dimensioni, anche nella forma. Il suo curvava all’insù a mò di banana. Molto diverso dal mio. Mi pareva quasi strano maneggiare un arco.

Mentre arrossivo per la figura di merda e accentuavo i gemiti come nel peggior film porno, perché non sembrasse che non godevo abbastanza, lo sentii scendere piano piano. Fece quello che non riuscii a fare io. Come a dire “guarda e impara”. E ci sapeva fare, lo stronzo. 

Passarono più o meno due minuti scarsi quando esplosi di piacere. Mi baciò. Si componeva così una sequenza di azioni un po’ atipica, conclusasi poi da parte sua con una sessione di autoerotismo. Si, non ero propriamente un Dio del sesso. Ricordo il rumore delle decine di bracciali che circondavano il suo polso e il fatto che dopo cinque minuti mi ritrovai coperto di…

Tentai di rimediare al mattino, mentre il bar sotto casa passava Hung up di Madonna e decine di giovani schiamazzavano come le peggiori corteggiatrici della De Filippi. Lo svegliai senza praticargli una circoncisione senza anestesia, cercando di mettere in pratica ciò che lui mi aveva insegnato nella breve lezione della sera prima. Un aroma di caffé invadeva la stanza. I nonni al piano di sotto preparavano la colazione. A voler essere maiali, noi al piano di sopra stavamo preparando la panna. La seconda volta andò decisamente meglio, almeno dal punto di vista fisico.  

Infatti, al di là di quel tipo di piacere mi sentivo mentalmente distrutto. Provavo un senso di colpa fortissimo mentre suo nonno mi mostrava tutti gli alberi del suo orto. (Che detto così potrebbe suonare ambiguo, ma no, me li mostrava per davvero e si vantava, mentre io gli facevo complimenti) Pensavo alle bugie dette, a quelle che ancora avrei dovuto dire, sia ai miei che ai suoi genitori che si erano mostrati così tanto disponibili e carini con me. Provavo tristezza anche mentre in un angolino coccolavo quella stronza della sua cagnetta e pensavo che non avrei mai potuto reggere una vita intera fatta di menzogne e falsità.

Nel frattempo tra la cucina e la sala da pranzo, giusto per aumentare i miei sensi di colpa, i preparativi per una mega tavolata con tutti i suoi parenti erano quasi giunti al termine…

Gigi

3 commenti:

JC 27 agosto 2011 16:28  

Complimenti per l'immagine scelta, decisamente attinente al contenuto del post :D

Davide 27 agosto 2011 18:08  

Che ansia i parenti ...

dario 28 agosto 2011 10:43  

Non mi piacciono le banane....... quelle ricurve logicamente.
Intendo banane vere, non pensate sempre al PENE!!!!!!!!

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