Eccomi di nuovo a casa dopo questi due fantastici giorni. E’ una fregatura immensa. Passi un mese in attesa e quando arriva finalmente il momento, il tempo vola e nemmeno te ne accorgi. Sull’aereo per Bergamo mi stava venendo il panico. A parte mia madre che mi ha chiamato un quarto d’ora prima dell’imbarco alle dieci di notte, (poi ho scoperto essere mia sorella) avevo tipo le visioni alla Final Destination, per un attimo mi stava balenando l’idea di scendere. E’ stata la prima volta in cui ho viaggiato completamente solo. Poi una famigliola con una bimba di dieci mesi si è seduta accanto a me e il sorriso della piccola mi ha tranquillizzato. Mi ha tirato il biberon addosso due volte e mi voleva dare a tutti i costi il ciuccio. A metà volo si è addormentata col piedino sulla mia gamba, era tenerissima.
All’aeroporto Andrea mi aspettava. (Da un’ora e mezza, a parte il ritardo di mezz’ora del volo, ha sbagliato un attimo i tempi…ma va beh :D ). Non vedevo l’ora di ricevere quell’abbraccio. Sapevo che la distanza avrebbe pesato, ma non così tanto. Gli ultimi giorni stavo scoppiando. Insieme ci siamo avviati verso la macchina e poi direzione Bergamo dove avremmo alloggiato. Siamo arrivati una ventina di minuti prima della chiusura dell’una fortunatamente.
Praticamente al Nord se potessero farebbero pagare anche l’aria che si respira. Non esistono più i parcheggi gratuiti e qualsiasi prodotto ha un sovraprezzo di uno/due euro rispetto alla Sardegna, poi pagare l’autostrada… e che palle. Si ho scoperto l’acqua calda lo so… però è tutto abbastanza nuovo per me. Quando nel post precedente ho scritto “farà freddo” pensavo davvero ci fossero temperature diverse! Tipo che ne so, 18/20 gradi la sera… invece un’afa bestiale. Avevo addirittura una felpa a maniche lunghe nello zaino… beata ignoranza. Va beh chiusa la parentesi del viaggiatore sfigato, dopo una notte quasi insonne, con due occhi gonfi da far paura siamo andati al lago di Garda. Anzi riapro la parentesi per dire che non avevo mai visto un lago così grande e soprattutto persone che dentro si facessero il bagno. Da noi esistono solo gli stagni, puzzano e a nessuno verrebbe in mente di metterci piede. Era strapieno di tedeschi, alcuni molto molto carini, Mirké facci un salto, son tutti biondi con gli occhi chiari.
Finalmente alle sette facciamo l’apertura serale di Gardaland. Mi sentivo come se avessi avuto di nuovo dodici anni, tutto stupendo, immenso, curato nei minimi dettagli, un altro mondo. Di corsa ci avviamo al primo gioco, il Blue Tornado.
Una sorta di montagna russa in cui si sta per tutto il tempo imbragati con i piedi a penzoloni. Ho fatto tutta la fila per salire con un panico della madonna e con Andrea che se la rideva. In più mi stavano venendo dubbi atroci sulla mia salute. Una voce registrata diceva ad intervalli regolari che il gioco era severamente vietato a tutte le persone con problemi cardiaci. “Perchè due persone ci son morte qua sopra” ha precisato gentilmente Andrea. Io che già avevo la tachicardia mi domandavo se avessi anche problemi di cuore. Alla fine, non so ancora come, son riuscito a salire, ragà una figata immensa. Ma solo dopo che finisce. Quando ci sei sopra è devastante. Io con gli occhi mezzo chiusi che urlavo ogni due per tre un “voglio scendere” condito da qualche imprecazione e il bastardo al mio fianco che se la rideva di gusto. Stessa storia per le montagne russe, per lo Space Vertigo,
un gioco che ti porta su, a un casino di metri da terra, 40 per la precisione, lungo un tubo enorme verticale e poi ti lascia cadere nel vuoto ( dopo un secondo mi si è bloccato tutto e non riuscivo nemmeno più ad urlare), e per il Sequoia Adventure (una specie di montagna russa che va abbastanza lentamente e ti lascia per buona parte del percoso a testa in giù). In quest’ultimo ci hanno accompagnato due bimbe che avranno avuto tipo 12- 13 anni, forse pure meno che se la ridevano di gusto, divertite dalla situazione. E io lì come un pirla a maledirmi perché mi ero fatto trascinare in queste cose e che mi chiedevo che cazzo avessero da ridere. Poi fatele voi le file con Andrea. Mica ti tranquillizza. No no. A una certa fa: “una volta le montagne russe si son bloccate perché è mancata l’elettricità e le persone son rimaste a testa in giù per tipo un quarto d’ora, e molte si son sentite male”. Ha un tatto questo ragazzo quando ci si mette…
Mi son preso poi la mia rivincita nell’attrazione del 2009, Ramses il risveglio, nella quale lungo il percorso su rotaia, all’interno di un carrello, bisogna sparare con una pistola laser le luci rosse verdi e blu che si incontrano per strada. Ho quasi fatto il doppio del suo punteggio e me la sono tirata per un bel pò. Infine, poco prima di andar via, abbiamo fatto la fila per il Jungle Rapids, un percorso tra le rapide all’interno di una barchetta rotonda, nella quale in base alla rotazione totalmente casuale ci si poteva bagnare malamente. E indovinate chi è stato lo sfigato che si è beccato in pieno una cascata d’acqua? Avevo il fianco sinistro completamente fradicio. Fortuna che Andrea mi ha prestato un paio di pantaloncini, io sempre per la storia del “al nord fa freddo” volevo andare a Gardaland in jeans.
A mezzanotte, devastati ci siamo fermati a mangiare in autogrill, e cantando Tiziano Ferro a squarciagola (una roba allegra insomma) siamo tornati al Bed and breakfast. Doccia e a letto.
E’ una sensazione stupenda dormire vicini, sentirlo respirare, svegliarti e vederlo lì accanto a te. Quando poi vivi in funzione di quei giorni in cui finalmente potrai rivederlo, stringerlo, baciarlo, le emozioni vengono triplicate. Ti senti finalmente felice, non c’è niente che potrebbe rendere quei momenti ancora più speciali. Niente. E’ tutto stranissimo, nuovo, appagante. Fino a quando non realizzi che magari di lì a poche ore prenderai un aereo e una distanza spropositata ti terrà lontano da lui. In quei momenti ti si stringe il cuore, ti scende qualche lacrima e cerchi di pensare al fatto che si tratta di una situazione temporanea, che non sarà così per sempre.
Quando poi quella stessa mattina arriva l’ora esatta in cui ti devi salutare, non riesci nemmeno a parlare. Vorresti dire mille cose, vorresti dare e ricevere rassicurazioni, vorresti chiudere gli occhi e svegliarti il giorno del prossimo incontro. E’ dura, è vero. Ma se ogni volta hai la conferma che finalmente hai trovato la persona giusta, diventa un pochino più semplice. E io so che lui lo è…
Oggi “festeggiamo” il nostro primo mese insieme. Magari non come avremmo voluto, ma tuttavia felici per come si sta evolvendo il nostro rapporto. Ci rivedremo a Settembre, quando come ogni perfetta coppia di innamorati ci giureremo amore eterno sotto la Tour Eiffel.
Mi ha fatto una sorpresa immensa prenotando tutto il viaggio di cinque giorni in quel di Parigi. Da oggi parte ufficialmente il countdown. MENO 54 GIORNI…
Giò